La banca di ieri: la funzione tradizionale della banca

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Qualche settimana fa abbiamo visto come possiamo ragionevolmente aspettarci la banca del futuro.

La conclusione era che le banche che sopravvivono … sono quelle molto grandi, che possono recuperare gli enormi costi di investimento in tecnologia grazie alle economie di scala consentite dalla dimensione. Oppure quelle molto piccole, che riescono a penetrare negli anfratti di mercato e a raggiungere la clientela tradizionale, per quanto in via di estinzione, o quella che punta sul rapporto personale e sulla fiducia.

 

Questo per quanto riguarda il modello di business, ovvero il modo in cui è organizzata e distribuita l’offerta di prodotti e servizi alla clientela e la loro produzione. A ben vedere, entrambe le configurazioni, quella macro della grande e grandissima azienda, e quella micro della bottega di quartiere e di paese, sono molto distanti dall’idea e dal lavoro tradizionale della banca che abbiamo conosciuto fino a non molti anni fa.

La banca classica è quella che esercita per mestiere l’intermediazione creditizia, ovvero raccoglie denaro dai risparmiatori e lo rende produttivo prestandolo alle imprese. Nel far questo, esercita una serie di funzioni tutte quanti vitali per il buon funzionamento di un sistema economico e finanziario.

Questo è lo schema di funzionamento tradizionale della banca che abbiamo conosciuto sostanzialmente dai suoi albori (diciamo XV-XVI secolo) fino a una decina d’anni fa.

Ciò valeva grosso modo fino all’inizio del nuovo millennio, poi è successo qualcosa, o meglio, sono successe molte cose che hanno radicalmente cambiato lo scenario di riferimento e, di conseguenza, il ruolo delle aziende di credito.

In questo e nei prossimi articoli cercheremo quindi di analizzare la banca di ieri, di oggi e di domani: come funzionava e cosa faceva un’azienda di credito fino a tutto il secolo scorso, quali sono stati i cambiamenti indotti dall’evoluzione (o involuzione, secondo i punti di vista) del contesto socio-economico di riferimento, quale ragionevolmente potrà essere la banca dei prossimi anni, sempre che – come vedremo – si possa ancora chiamare banca.

 

Iniziamo dunque a parlare del modello tradizionale di azienda di credito, che tradizionalmente faceva intermediazione creditizia, in via generale consistente nella raccolta di risparmio e concessione del credito.

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La prima di queste funzioni è di agevolare, rendere fruttifero e tutelare il risparmio delle famiglie, tanto importante anche a livello sociale da assumere rilievo costituzionale (l’articolo 47 della Costituzione recita infatti:

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

 

Se la ricchezza si forma col risparmio, e consente condizioni di vita migliori, incoraggiare e tutelare quest’ultimo significa porre le basi per un miglioramento della società, favorendo soprattutto le classi meno abbienti. Chi già dispone di grandi ricchezze, probabilmente non ha bisogno di tutela pubblica ma è perfettamente in grado di provvedervi da solo. Questo è quindi il motivo del richiamo della legge fondamentale dello stato.

Nel raccogliere depositi, la banca svolge anche una funzione di creazione di moneta. Senza entrare troppo nei dettagli, basti pensare che al momento in cui si effettua un pagamento, ad esempio si paga per l’acquisto di un bene o un servizio, con assegno bancario, di fatto le stesse risorse danno contemporaneamente vita a due monete. Si potrebbe dire che attraverso la banca quel denaro si moltiplica per “clonazione”.

Infatti l’assegno stesso diventa moneta quando viene dato in pagamento per l’acquisto; e il denaro a suo tempo depositato dal cliente sul conto, è già moneta in circolazione quando la banca l’ha prestato a un’impresa cliente sotto forma di credito.

Questo meccanismo è regolato e dimensionato dalla riserva obbligatoria, ovvero dalla parte di depositi che la banca deve obbligatoriamente tenere in forma liquida presso la banca centrale: aumentando o diminuendo l’aliquota, ovvero la percentuale, di questa riserva, l’autorità monetaria calibra la forza con cui questo fenomeno si verifica. Per questa via, una delle tante, la stessa autorità monetaria indirizza il livello dei tassi di interesse.

 

Ma restiamo alla banca. L’altra sua funzione tradizionale è l’erogazione del credito, che consente alle imprese di farsi anticipare il denaro necessario per finanziare il loro ciclo produttivo, dato che naturalmente i ricavi si manifestano solo alla fine, quando si incassano le vendite dei prodotti. L’unica, geniale, tipologia di impresa che consegue ricavi prima di sostenere i costi è quella di assicurazione.

Quando fa credito, la banca svolge (o almeno in teoria dovrebbe svolgere) una funzione di selezione delle imprese, evitando di dare soldi a quelle non meritevoli che, non potendoli poi restituire, pregiudicherebbero la possibilità dei risparmiatori di ritirare il loro denaro quando ne hanno bisogno.

 

Questa è la tradizionale attività di intermediazione: raccogliere denaro dai risparmiatori e prestarlo agli investitori. Risparmio e investimento sono le gambe su cui cammina lo sviluppo di un paese, quanto più essi sono grandi, sicuri e fluidi, tanto più il paese cresce, si crea lavoro e ricchezza. Se il circuito in qualche punto si interrompe, il motore va in tilt e il sistema arranca.

 

Se invece il sistema funziona, il guadagno della banca,il margine di interesse, è dato in prima battuta dalla differenza fra gli interessi pagati dalle imprese che ricevono i prestiti e quelli corrisposti ai depositanti, che hanno ovviamente tassi diversi: la differenza fra i due tassi è chiamata “forbice”.

 

Le banche svolgevano più o meno bene, con diversi incidenti di percorso ma sostanzialmente in modo funzionale, quanto richiesto dall’organizzazione del sistema economico.

 

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Le banche erano, e per molti aspetti ancora sono, una particolare forma di impresa che opera a leva, ovvero strutturalmente a debito. Anzi, quanto maggiori sono i suoi debiti (i depositi dei clienti), tanto maggiore la sua importanza, in quanto può assistere imprese sempre più grandi e più numerose.

 

 

Nel prossimo articolo vedremo nel dettaglio quali sono state le ragioni di questa evoluzione, e qual è oggi lo stato dell’arte.

 

 

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