Pillole di Finanza: inflazione, spauracchio oppure obiettivo?

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Chi oggi ha più di quarant’anni non può non stupirsi quando legge affermazioni del tipo: “purtroppo l’inflazione è ancora bassa” oppure “il nostro obiettivo è far risalire l’inflazione”. In effetti per noi che abbiamo vissuto gli anni del faticoso rientro dall’inflazione a doppia cifra, e in alcuni momenti sopra il 20%, risulta molto difficile associare questo concetto a qualcosa di positivo.

E d’altra parte lo stesso obiettivo dichiarato della politica monetaria della Banca Centrale Europea è la stabilità e il contrasto, appunto, dell’inflazione. Questo obiettivo è stato mutuato da quello della Deutsche Bundesbank, che ha sempre considerato questo fenomeno come l’origine di tutti i mali. In effetti chi conosce la storia, e in particolare la vicenda della Repubblica di Weimar che con la crisi economica e la grande inflazione spalancò le porte al nazismo, si rende conto dell’ossessione tedesca per la svalutazione monetaria.

Sono ancora vivi i figli di coloro che in Germana, in quel periodo, andavano a comprare il pane e i wurstel con le valige piene di cartamoneta, pagando milioni di marchi.

Ancora all’inizio degli anni 80, mi ricordo una copertina del settimanale “Mondo economico” che ora credo non esca più da tempo, che riportava il disegno di un mostro e la scritta: l’inflazione è morta, e ricordo il mio scetticismo perché consideravo questo fenomeno impossibile da estirpare in modo definitivo. Ma quel giornale aveva visto giusto.

E allora perché oggi l’inflazione è considerata una cosa positiva, anzi da perseguire, e il suo basso livello un problema? La risposta non è facile né immediata.

La cosa giusta da fare intanto è capire che cosa è l’inflazione, come si determina, quali effetti produce. Quando tutti questi elementi saranno chiari, risulterà meglio comprensibile anche il dilemma del titolo: spauracchio o obiettivo?

Il termine deriva dal latino inflare, che significa gonfiare, soffiare. L’etimologia aiuta già a capire di cosa si tratta: un fenomeno che “gonfia” appunto il livello generale dei prezzi senza che ad esso corrisponda un pari aumento di valore. Ovvero, il valore di un determinato paniere di beni e servizi rimane invariato anche se il suo prezzo aumenta.

In tal modo la moneta, l’unità di misura del valore, subisce una svalutazione, ovvero una riduzione del suo potere d’acquisto. Supponiamo che oggi con 100 Euro posso comprare un certo insieme di beni e servizi e che fra un anno per comprare esattamente lo stesso insieme di beni e servizi, in quantità e qualità, occorrano 102 Euro. Significa che nell’anno si è verificata un’inflazione del 2%, ovvero che la moneta (l’Euro) si è svalutata, ha ridotto il suo potere d’acquisto, del 2%.

Infatti la definizione di inflazione è : l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta.

La svalutazione è quindi un effetto dell’inflazione, ovvero la sua manifestazione monetaria.

Detto così, si tratta di un concetto quasi intuitivo. Ma una sua corretta misurazione è tutt’altro che facile. Intanto si deve trattare di beni e servizi della stessa qualità, e qui sorge il primo problema: molti beni da un anno all’altro cambiano, si evolvono, migliorano, e spesso si può ragionevolmente sostenere che quell’aumento di prezzo è in effetti un vero e proprio incremento di valore.

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3 pensieri su “Pillole di Finanza: inflazione, spauracchio oppure obiettivo?

  1. Buongiorno signor Parlangeli,

    intanto le faccio i miei complimenti per come scrive. Vengo al dunque: non riesco a capire perché siamo in deflazione nonostante la BCE stampi moneta. Se ho ben capito il quantitative easing è rivolto all’acquisto di titoli di stato con nuova moneta stampata proprio per tale fine e per riaccendere l’inflazione. Mi può spiegare quali fattori possano determinare la deflazione nonostante l’impatto del QE? Grazie e cordiali saluti. Pierangelo

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    • Grazie Pierangelo, sia per gli apprezzamenti sia per l’attenzione con la quale mi segue. Venendo alla sua domanda, la faccenda non è semplice e cercheremo di affrontarla – insieme ad altri aspetti che riguardano ancora l’inflazione – almeno nelle prossime due pillole. In sintesi, credo che il motivo risieda in quella che gli economisti chiamano “trappola della liquidità” nella quale ci siamo ormai da tempo impantanati. La politica monetaria espansiva (ovvero l’immissione di moneta nel sistema, ad esempio attraverso il QE) dovrebbe favorire un abbassamento dei tassi di interesse e, per questa via, stimolare investimenti e reddito e quindi contribuire a livelli “giusti” di inflazione. Se invece i prezzi scendono è perché ormai il sistema è insensibile, ai fini della crescita, a riduzioni dei tassi: addirittura abbiamo ora tassi negativi, a fronte di un’economia che purtroppo non cresce. Per questo si verifica il paradosso che lei ha giustamente evidenziato

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