Ucraina: guerra alle porte di casa

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Si dice che oggi l’informazione sia eccessiva e che il problema non sia tanto che le notizie non si trovano, ma che ce ne sono troppe. Ebbene, sorprendentemente ci sono invece fatti, anche importanti e potenzialmente devastanti, su cui viene fatta calare una coltre di assordante silenzio. Per infrangere il muro di omertà, è necessario andare a cercare blog e social al di fuori dei media tradizionali.

E’ il caso della guerra che abbiamo alle porte di casa, di cui da noi nessuno parla e che avrebbe pesanti conseguenze economiche per tutti gli stati interessati e per l’Unione Europea: la guerra civile in corso da anni in Ucraina.

Per sapere cosa succede, bisogna andare sui siti specializzati, perlopiù in lingua russa. Qui da noi, in occidente, è silenzio assoluto, anche di fronte a un numero di vittime soprattutto civili molto superiore a quello di tutti i recenti fatti di terrorismo sui quali si sono (pur giustamente) versati fiumi di inchiostro e ore di riprese TV.

Da quando nel 1998 l’allora governo D’Alema autorizzò in Kosovo il primo intervento militare offensivo italiano dal dopoguerra, mai la guerra era stata così vicina al nostro paese. Dopo 20 anni si ricomincia a percepire il pericolo di un nuovo conflitto planetario, divenuto ancor più incombente con le recenti notizie che provengono dalla Siria e dalla Corea del Nord.

La distanza fra Roma e Kiev è di circa 2.300 Km, tre ore di volo, ma la distanza fra Trieste e Berehove, i due punti più vicini fra i due stati, è di soli 900 km, più o meno quella fra Torino e Palermo. Dall’Italia verso l’Ucraina, e viceversa, partono diversi autobus al giorno, Gran Turismo e minibus, che trasportano persone e merci da un paese all’altro. In molte case italiane i vecchi e i disabili sono assistiti da donne ucraine che hanno lasciato figli e affetti nel paese in guerra e sono venute da noi a svolgere lavori ingrati di cui gli italiani non vogliono sapere.

 

Da anni gli ucraini si illudono di poter entrare nell’Unione Europea ed avere uno status simile a quello dei romeni o dei polacchi che, proprio in quanto membri dell’Unione, hanno libertà di stabilimento nei paesi UE.

 

Fino al crollo del muro di Berlino, l’Ucraina era una delle Repubbliche Sovietiche, in cui era cresciuto fra l’altro Nikita Chruščëv (benché nato a Kalinovka, nell’attuale Russia
e vicino al confine con l’Ucraina, dove poi si trasferì dall’età di 14 anni), e prima ancora celebri scrittori quali Nikolai Gogol e Mikhail Bulgakov, come pure atleti famosi quali Valerij Borzov, Sergij Bubka e Andrij Shevchenko.

URSS

 

Era una delle repubbliche più ricche dell’URSS, con terra fertile e produttiva, materie prime abbondanti e sottosuolo generoso, tanto da essere al centro dei programmi di sviluppo economico del passato regime. All’epoca aveva infatti fabbriche all’avanguardia, scuole soprattutto tecnologiche fra le migliori, infrastrutture funzionanti e, compatibilmente col resto del paese, un elevato livello di vita, senza disoccupazione e con assistenza sanitaria estesa ed efficiente.

Se confrontiamo la situazione di trenta anni fa con quella di oggi, troviamo un paese distrutto, istituzioni politiche corrotte e oligarchiche, lavoro inesistente e prezzi dei servizi irraggiungibili per la maggioranza della popolazione. Basti pensare che il prezzo del gas, materia di prima necessità in un’area con clima invernale rigido, è aumentato quest’anno di sette volte.

Veramente un destino crudele per la martoriata popolazione ucraina, passata senza soluzione di continuità dal regime dittatoriale sovietico, che d’altra parte garantiva servizi e lavoro ma al prezzo di una povertà diffusa e di una mancanza di libertà democratiche, all’oligarchia che quella povertà ha accentuato, alla vera e propria guerra civile. Non c’è stato il tempo di consolidare attitudini ed istituzioni democratiche, né la volontà di costruire un’efficiente economia di mercato, come accaduto in altri paesi dell’orbita ex sovietica, quali la Polonia, l’Ungheria o la Repubblica Ceca.

 

soviet wep

 

Oggi la regione si trova ad essere teatro di un conflitto che rischia seriamente di contagiare l’intera Europa e non solo, in cui le grandi potenze si fronteggiano e l’Unione Europea, miraggio ed illusione di gran parte della popolazione, assiste inerme dopo aver contribuito, insieme agli Stati Uniti, a innescare una rivolta che dopo oltre tre anni non ha ancora trovato una soluzione.

 

Cerchiamo allora di capire come si è creato questo stato di guerra continua e cruenta e soprattutto che tipo di evoluzione è ipotizzabile.

Il 24 agosto 1991, crollato da tempo il muro di Berlino, l’Ucraina proclama l’indipendenza dall’ormai dissolta URSS ed avvia il suo cammino, pieno speranze ma soprattutto di illusioni, verso la democrazia. Nel 1996, grazie soprattutto all’ala riformatrice del Parlamento, viene emanata la nuova costituzione e nel dicembre 2004 la nazione è dichiarata Repubblica parlamentare.

Da questo momento, anziché procedere spedita verso il consolidamento di autonome istituzioni democratiche, inizia la via crucis di radicalizzazione e scontri aperti che condurrà il paese alla situazione attuale. I personaggi attorno ai quali si polarizza il confronto sono l’ex funzionario della banca centrale e filo-occidentale Viktor Juscenko e il politico filo-russo appartenente all’oligarchia ex sovietica Viktor Janukovyc, leader del Partito delle Regioni.

Nei prossimi due articoli ripercorreremo gli eventi che si sono susseguiti lungo il decennio successivo, cercando di capire i motivi della deriva bellica e le prospettive che si possono aprire.

 

 

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