Bilbao, l’Araba Fenice

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A metà anni ’80 Bilbao si presentava come una città soffocata da acciaierie ormai improduttive e container del porto fluviale e industriale, con una grande banca il cui baricentro si era ormai spostato a Madrid, New York e Città del Messico: oggi è una città moderna e tecnologica, a misura d’uomo, destinazione turistica e centro di vivace offerta culturale.

 

 

Cosa è successo intorno agli anni ‘90 da consentire a Bilbao di risorgere dalle sue ceneri e diventare un benchmark culturale ed un modello di riconversione ecologica per la modernità delle sue infrastrutture? E soprattutto: è possibile per altre città in situazioni di declino imitare l’esempio del capoluogo basco?

 

Il percorso seguito è stato quello di una ristrutturazione territoriale (infrastrutture), economica (settore terziario, polo informatico) e industriale (riconversione):il risultato è che oggi Bilbao è l’unica città spagnola con un Pil positivo nonostante il periodo di forte recessione del Paese.

 

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Certo, in questo periodo non tutto è stato rose e fiori: purtroppo gli ultimi decenni del secolo scorso hanno visto Bilbao tristemente protagonista anche degli atti terroristici da parte dell’Eta, il movimento per la liberazione e l’indipendenza della comunità basca. Oggi questa fase di sostanziale guerra civile è stata fortunatamente superata, proprio mentre analoghe problematiche stanno interessando la Catalogna.

 

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Il progetto è nato ufficialmente nel 1991 con la creazione dell’associazione “Bilbao Metropoli 30”, promossa dal sindaco della città, dal Presidente della Provincia e dal Governo basco, impegnati insieme a rilanciare la città.

L’Associazione riuniva centri produttivi, università, organizzazioni non-profit, enti pubblici locali, camere di commercio, banche e fondazioni,: in breve, quasi tutte le componenti della società civile. Aveva come scopo lo sviluppo di piani, ricerche ed eventi promozionali finalizzati al recupero e alla rivitalizzazione dell’area urbana della città e la gestione delle iniziative contenute nel Piano Strategico, in vista di una collaborazione sempre più proficua tra settore pubblico e privato.

Sono stati così realizzati una serie di interventi urbanistici, i cui punti più qualificanti sono il recupero delle aree del vecchio scalo marittimo e l’ampliamento del nuovo, nonché il miglioramento dei trasporti metropolitani.

 

Il fiume è stato valorizzato come una vera e propria infrastruttura, individuando per le sue sponde delle nuove attività, prevalentemente a carattere ludico, commerciale, culturale e residenziale.

 

Soprattutto però, fondamentale è stata la costruzione del Museo Guggenheim, su progetto dell’architetto statunitense F. Gehry, inaugurato nel 1997 nell’ambito di una politica di rivitalizzazione economica incentrata sugli aspetti culturali. L’opera suscitò scalpore a livello internazionale sia per le forme avveniristiche dell’edificio, sia per gli alti costi della sua realizzazione. E’ stato però calcolato che nel triennio 1999/2001 il museo abbia generato un indotto di 635 milioni di dollari e che la somma di denaro spesa per la sua realizzazione, in un solo anno di esercizio a pieno regime, sia stata completamente ripagata.

Il progetto di riqualificazione urbana ha prodotto, nel corso degli anni, un netto miglioramento della qualità della vita, l’aumento esponenziale dei posti di lavoro, nuove attività economiche e culturali in grado di attirare turisti da tutto il mondo; ha rafforzato l’identità regionale ed ha portato ai suoi abitanti benessere diffuso e un ambiente più sano in cui vivere.

Lo skyline di città moderna è caratterizzato dai grattacieli eleganti e avveniristici del suo centro. Di grande valore architettonico sono anche le infrastrutture aeroportuali, che portano la firma dell’architetto Santiago Calatrava, e le stazioni della metropolitana, opera di Sir Norman Foster, altro grande dell’urbanistica a cavallo tra il XX e il XXI secolo.

Si è lavorato, inoltre per la rigenerazione ambientale ed urbana attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico, la gestione dei rifiuti urbani e industriali, l’ampliamento dei parchi e delle zone verdi e la riqualificazione dei quartieri degradati.

 

Abandoibarra ne è un esempio. Area situata nel cuore della città che si estende su una superficie di 348.500 metri quadrati, è stata per anni destinata all’attività portuale, senza possibilità di accesso per il pubblico. Ora dei complessivi 348.507 metri quadrati, 115.714 ospitano vegetazione.

Il progetto per il quartiere Barakaldo – Galindo invece è consistito nel recupero delle aree dismesse lungo il fiume, un tempo sede degli altoforni. Il piano prevede la costruzione di edifici residenziali, spazi per il tempo libero e uno stabilimento per attività commerciali. Metà dell’area sarà inoltre lasciata verde, mentre per l’infrastruttura stradale sono previsti collegamenti tra i diversi quartieri e l’autostrada.

Un altro dei pilastri della “vecchia Bilbao” era infine la sede del gigante del credito Banco di Bilbao Vizcaya y Argentaria (BBVA), oggi uno dei due campioni del settore bancario iberico. Pur mantenendo le radici in territorio basco, oltre che il nome della città e della provincia nella propria ragione sociale, la banca è ormai una multinazionale con centro nevralgico a Madrid e fatturato per oltre un terzo proveniente dall’America Latina.

La riconversione ha quindi interessato anche il ridimensionamento dell’istituto, con conseguente riduzione dei posti di lavoro nella sede basca.

 

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Ci siamo chiesti all’inizio dell’articolo se il modello Bilbao possa essere imitato da comunità che attraversano crisi analoghe a quella brillantemente risolta nella città basca. I requisiti per realizzare un percorso del genere sono fondamentalmente due: una chiara e forte visione strategica da parte degli amministratori locali e una totale coesione fra tutte le componenti della società economica, civile e politica della città e fra queste e lo stato. Naturalmente è indispensabile anche la collaborazione di professionisti e tecnici di grande livello, ma se esistono queste due condizioni, non è difficile catalizzare l’interesse delle migliori intelligenze disponibili a livello nazionale e internazionale.

Nel prossimo articolo parleremo di un caso leggermente diverso, sia per la situazione di partenza che del modello di sviluppo attuato, ma ugualmente significativo di come possa essere progettata la “città del futuro”, economicamente prospera e con trend di sviluppo sostenibile: il caso di Cambridge.

 

 

 

 

 

 

 

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