Cosa c’è dietro l’angolo?

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Nella fortunata trasmissione televisiva di metà anni ’70 “Bontà loro”, il conduttore Maurizio Costanzo coniò una domanda che ebbe molto successo: cosa c’è dietro l’angolo?

 

Rivolgeva questa domanda a tutti gli ospiti che si presentavano al suo cospetto, in quella che è stata riconosciuta come l’antesignana di un genere diventato in seguito molto popolare, il talk show. Ognuno cercava di dare risposte che fossero originali, simpatiche, non banali. Così – nel nostro piccolo – cercheremo di fare in questo articolo, ovviamente con riferimento ai temi di cui ci occupiamo, ovvero gli investimenti finanziari.

Quando un anno volge al termine, esercizio diffuso è quello di fare un bilancio e di formulare delle previsioni. Nel nostro caso le previsioni servono a prefigurare gli scenari più probabili per poter effettuare scelte di portafoglio razionali e, possibilmente, redditizie.

Con l’occasione, forniamo ai lettori anche qualche piccola indicazione per aggiornare l’asset allocation sulla base degli scenari macroeconomici prevedibili. Iniziamo dunque con il comparto azionario, per poi vedere nei prossimi articoli cosa ci aspetta invece per le obbligazioni, le valute, le commodities, ovvero le materie prime sia agricole che estrattive scambiate sui mercati.

Il bilancio di questo 2017 è ovviamente diverso da persona a persona, a seconda delle “scommesse” fatte nel corso dell’anno.

 

Chi ha puntato sui mercati azionari, ivi inclusa Piazza Affari, potrà brindare contento. Chi ha investito sui titoli star del mostro mercato, le aziende a media capitalizzazione e ad alto tasso di innovazione, può tranquillamente stappare qualche bottiglia pregiata, grazie soprattutto al successo dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio.

 

Del mercato star di Borsa Italiana e dei PIR abbiamo parlato diffusamente in precedenza. Eravamo stati facili profeti nel prevedere la continuazione ed il consolidamento della crescita del mercato star. La sua performance è stata in effetti impressionante, nonostante il rimbalzo degli ultimi due mesi. L’indice FTSE Italia star, che raggruppa i titoli più rilevanti del settore, ha infatti mostrato il seguente andamento:

 

Performance a 1 anno: + 48,26%

Performance da inizio anno: + 36,25%

Performance a 6 mesi: + 4,96%

Performance a 3 mesi: + 6,00%

Performance a 1 mese: – 2,60%

 

 

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Per quanto riguarda i PIR, il cui principale sbocco di investimento è proprio il mercato star, basti dire che a fronte di una previsione iniziale di raccolta complessiva nei 5 anni di 16-18 miliardi di Euro, in settembre eravamo già a 7,5 e, per il solo anno in corso, si stima di raccoglierne oltre 10. La nuova previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per i 5 anni si attesta ora nell’ordine di 50-70 miliardi.

Un successo ogni oltre previsione, che assicurerà un flusso di investimenti consistente e in crescita sul mercato star, e in generale verso le piccole e medie imprese nazionali. Solo questo basterebbe ad aspettarsi – nonostante i possibili cicli negativi dell’economia e dei mercati – quotazioni in aumento sui titoli del listino.

I titoli del segmento star del mercato italiano sono ancora pochi e sottili (bassa capitalizzazione e flottante[1] limitato), ma si dovrebbe assistere a un notevole incremento delle quotazioni: si parla di 30/40 aziende che sarebbero già pronte per entrare nel listino.

Nonostante i prezzi abbiano raggiunto livelli molto elevati, con rapporti P/E[2] oltre ogni ragionevole limite, il flusso di nuove risorse in cerca di impiego garantirà una buona tenuta del mercato.

Una prima indicazione di investimento, anche per coloro che non hanno beneficiato della “vendemmia” dell’ultimo anno, è quindi di riservare ancora molta attenzione a questo mercato, sia in via diretta che nell’incrementare le quote di PIR detenuti. Almeno per il prossimo anno, sarà quindi certamente conveniente sfruttare al massimo questa finestra.

Va però ricordato che il PIR è un impiego a lungo termine, poiché è prevista l’impossibilità di liquidarlo per 5 anni, e che si tratta pur sempre di investimenti azionari, e quindi a rischio. Inoltre, come si è detto, siamo ormai arrivati a prezzi molto alti rispetto all’andamento e alle prospettive delle aziende.

E’ vero che il prezzo vero è sempre quello che si forma dall’incontro di domanda e offerta, ma dobbiamo anche tenere presente che ogni volta che ci allontaniamo dai fondamentali dell’economia reale, e che le quotazioni non riflettono più le prospettive di reddito dell’azienda, il rischio di trovarsi in una bolla finanziaria comincia a prendere corpo.

Il sistema europeo ha ancora abbondanza di liquidità, favorita dalla politica monetaria espansiva che permarrà almeno per tutto il 2018 e, in condizioni di tassi di interesse bassi e di inflazione sotto al minimo, è normale che tale liquidità venga indirizzata sulle azioni.

Il suggerimento, quindi, è di affidarsi a gestori professionisti (ormai quasi tutti in Italia hanno aperto linee di investimento PIR compliant) guardando anche i risultati pregressi, quello che in gergo si chiama track-record, nel comparto azionario Italia piccole-medie imprese.

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Per chi invece vuole divertirsi a fare investimenti diretti, il cosiddetto cherry picking[3], il consiglio è di scegliere azioni che abbiano un rapporto P/E almeno non superiore a 30, fatturato in crescita e, una volta individuato il target, di effettuare l’acquisto nei momenti di flessione delle quotazioni.

Il mercato star è infatti molto volatile, avendo titoli sottili con volumi di scambi limitati, e vedere oscillazioni del 4/5% in più o in meno in una singola giornata non è affatto inusuale.

A parte il mercato star, quello che ci ha dato le maggiori soddisfazioni, anche gli altri comparti azionari dovrebbero mantenere una buona intonazione almeno per i prossimi 3-6 mesi.

Se dovessimo puntare al tavolo verde, preferiremmo posizionare le nostre fiches sull’Europa, mentre gli Stati Uniti dovrebbero comunque consolidare le buone posizioni già raggiunte, dato che la riforma fiscale ed i suoi benefici effetti si stanno facendo attendere e sembra che alla fine tali effetti siano meno marcati di quanto si sperava.

Potrebbe valere la pena tentare qualche incursione sulle azioni giapponesi e su qualche paese emergente che ultimamente ha rallentato un po’ la corsa.

Per quanto riguarda i settori produttivi, ci aspettiamo grandi cose dall’immobiliare, dall’energetico, dal farmaceutico e dalle telecomunicazioni, queste ultime fortemente penalizzate nei mesi scorsi.

Il primo tema di investimento per il 2018 è dunque secondo noi l’azionario, a patto di non lasciarsi spaventare da qualche arretramento come quello delle ultime settimane, sempre possibile quando si vola a quote alte ed a multipli talvolta esagerati.

 

 


[1] Con riferimento a un titolo azionario quotato, il flottante è la quantità di titoli effettivamente scambiabili, ovvero esclusi quelli detenuti da azionisti stabili che non intendono vendere.

[2] L’indice P/E (rapporto fra prezzo e utile per azione di un titolo quotato)  misura in quanti anni il profitto generato dalla società ripaga il prezzo. Quando l’indice è alto (in genere superiore a 20/25), il titolo è caro in termini di utile, perché occorrono molti anni per ripagare il suo prezzo; quando è basso significa invece che il mercato non riconosce nel prezzo il valore della redditività aziendale. Ciò può dipendere dall’aspettativa di una riduzione futura degli utili oppure da una sottovalutazione del titolo rispetto al suo valore teorico.

[3] Letteralmente “raccolta di ciliegie”, ovvero scelta dei singoli titoli su cui investire.

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