Le regole della prudenza

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Come promesso, questa settimana il blog regala ai suoi lettori un mini-decalogo per evitare di incorrere in perdite disastrose a causa di investimenti finanziari imprudenti. In realtà si tratta di alcune semplici e quasi banali regolette di puro buon senso che troppo spesso vengono trascurate e che invece aiutano ad evitare brutte sorprese.

1) Il primo consiglio da tenere presente è che in finanza, come nella vita, nessuno regala niente. Quando vengono prospettati investimenti portentosi, guadagni sicuri o occasioni della vita, la prima reazione deve essere di sana diffidenza.

A prescindere dalla buona fede di chi fa la proposta, dobbiamo infatti considerare che alla maggiore probabilità di guadagno corrisponde sempre un maggior rischio.

Se infatti ci fosse un titolo o uno strumento che offre un reddito maggiore rispetto al suo profilo di rischio, prima o poi tutti lo comprerebbero col risultato immediato di aumentarne il prezzo e quindi di ridimensionarne il reddito stesso, riportandolo alla situazione di mercato.

E’ vero che ci possono essere momenti in cui le informazioni su un determinato titolo, o sul suo emittente, non hanno ancora un livello di diffusione generalizzato (non parliamo di informazioni riservate, che configurano spesso un vero e proprio reato): in queste fasi può essere effettivamente possibile sfruttare le cosiddette “asimmetrie informative”[1] e avvantaggiarsi della situazione. E’ quello che fanno gli investitori professionali, che spesso dispongono di fonti informative complete e non alla portata di tutti.

Quando ci si trova di fronte a una proposta del genere dunque, è indispensabile approfondire:

  1. Che il reddito sia effettivamente quello indicato (qual è il tasso di interesse? Che periodicità hanno le cedole? Perché l’azione dovrebbe aumentare di valore?), magari facendo direttamente qualche semplice calcolo;
  2. Qual è il reale livello di rischio dell’investimento: si tratta di un dato ben più difficile da verificare, ma spesso basta fare al proponente alcune domande circostanziate anche a rischio di apparire pedanti o ignoranti.

Nessun operatore razionale emette strumenti finanziari che offrono un rendimento superiore a quello che il mercato “prezza” ed è disposto a riconoscere per il suo livello di rischio: sarebbe come se un commerciante vendesse a prezzo ribassato una merce che i suoi clienti sono disposti ad acquistare anche a prezzo più alto. Può darsi che – in virtù del particolare rapporto – egli pratichi uno sconto, ma in tal caso dobbiamo sapere qual è il prezzo effettivo, che sconto pratica e quindi a quale prezzo effettivo vende il prodotto.

Lo stesso può dirsi per gli investimenti finanziari: è possibile che una banca o una finanziaria ci offrano una riduzione di commissioni o costi impliciti per invogliarci all’acquisto o ad aprire un nuovo rapporto. Ma in quel caso dobbiamo chiedere quante sono le commissioni “ordinarie” e come sono applicate, qual è la riduzione che ci viene praticata e come si può ritrovare questo sconto nel calcolo del rendimento.

A questo proposito va infatti sottolineato che spesso i costi di un investimento sono nascosti e non vengono resi espliciti, magari sotto forma di spread applicati sul prezzo o altri stratagemmi a tutto discapito della trasparenza.

Il confronto da fare sarà quindi quello fra il prezzo pieno dello strumento, ovvero il suo rendimento “ordinario”, e quello di strumenti analoghi sul mercato. Se lo sconto è incoerente, sicuramente c’è un fattore di rischio che non riusciamo a percepire. In quel caso, meglio lasciar perdere.

 

2) Seconda regola, anche questa molto semplice: mai investire oltre il 20% del proprio patrimonio in un unico strumento o in un unico emittente.

 

Il ragionamento sottostante è che nessun titolo è privo di rischio, neanche i titoli di Stato o i libretti postali, per cui esiste sempre una probabilità, anche se minima, che un determinato investimento si perda completamente.

Diversificare il nostro portafoglio nella misura consigliata ci consente di poter assorbire, col resto degli investimenti, le perdite che dovessimo subire su un determinato titolo senza subire un tracollo finanziario.

 

3) La terza regola è quella del “double check”, ovvero cercare sempre almeno due fonti di informazione su una determinata ipotesi di investimento: se ci viene proposto da un consulente un certo titolo, dobbiamo chiedere ad altri consulenti o esperti cosa pensano di quel titolo e se ci vedono aspetti di rischio particolari. Oppure ricercare altri articoli, siti, pubblicazioni che ne parlino.

 

Non si deve temere di “scoprire le carte” o rivelare qualcosa di segreto, chiedendo ad altri un giudizio anche su una “dritta” ricevuta. Intanto, come si è detto, le informazioni devono essere necessariamente pubbliche e quindi teoricamente alla portata di tutti[2]; in secondo luogo non ci può essere il timore che, spinti da emulazione, i nostri interlocutori corrano ad acquistare quel titolo facendone lievitare il prezzo. Questo potrebbe succedere solo con grandi volumi di investimenti oppure per titoli che non hanno mercato.

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Nel primo caso, è sicuro che grandi investitori non muovano risorse solo affidandosi al “sentito dire”, tanto meno da chi non è esperto o notoriamente ben informato. Nel secondo caso, se bastano piccole quantità a muovere il prezzo vuol dire che il titolo non è liquido o, come si dice in gergo, è “sottile”. Meglio starne alla larga, allora, perché quando vorremo venderlo troveremo grandi difficoltà.

Queste tre semplici regole, da sole, ci assicurano di non incappare in “titoli spazzatura” e ci garantiscono che, per quanto un investimento si riveli negativo, – e questo è sempre possibile – l’effetto sul nostro patrimonio non sia distruttivo e devastante.

 


[1] Secondo il Dizionario di Economia e Finanza Treccani, l’asimmetria informativa è la condizione che si verifica nel mercato quando uno o più operatori dispongono di informazioni più precise di altri. In generale, interferisce con il buon funzionamento dei mercati, portando a situazioni di sotto utilizzazione delle risorse disponibili. L’a. i., infatti, può indurre l’operatore meglio informato a comportamenti opportunistici, cd. azzardo morale

[2] Il tema è stato trattato in numerosi articoli di questo blog, si veda ad esempio

https://marcoparlangeli.com/2017/07/04/conoscere-la-finanza-un-percorso-per-acquisire-le-conoscenze-di-base/

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