Avviso ai Naviganti: Vietato Azzardare

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Meglio prendersi qualche settimana di ferie e non azzardare operazioni in questi giorni. L’orso ha le unghie affilate, le elezioni europee alle porte, le scaramucce sui dazi doganali tra USA e Cina consigliano di portare pazienza, anche in vista della pioggia di dividendi che la prossima settimana irrigherà i nostri dossier.

Se proprio vediamo qualche occasione irresistibile, nel senso di un titolo che ci piace che perde oltre il 5%, e soffriamo di incontinenza o smania da trading, cerchiamo di chiudere il tutto in giornata per risparmiare almeno la Tobin tax e non restare con il gobbo nero in mano.
Come nei film western quando c’è una rissa in un saloon: se apriamo le porte ed entriamo, qualche cazzotto cápita senz’altro.

IL NOSTROMO

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L’ozio creativo del risparmiatore

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Abbiamo a più riprese suggerito ai nostri lettori di mantenersi il più possibile liquidi in questo periodo, al fine di evitare le diminuzioni di valore dei titoli (soprattutto azionari, ma anche delle obbligazioni a tasso fisso) che potrebbero conseguire all’atteso peggioramento dei mercati.

Dopo la corsa dei primi mesi dell’anno, che ha consentito a molti di recuperare almeno buona parte delle perdite subite nel terribile 2018, è infatti molto probabile che il trend venga invertito, alcuni prevedono anche pesantemente. In realtà i multipli, ovvero gli indici che misurano il rapporto fra prezzo di borsa e andamento economico della società, non sono del tutto fuori fase e potrebbero teoricamente consentire almeno un altro periodo di stabilità. E anche i dati trimestrali sono stati in generale in linea con le aspettative e non deludenti.

Tuttavia molti segnali inducono alla prudenza e molti analisti mettono in guardia dal pericolo di una nuova crisi. E sappiamo per esperienza che quando si cominciano a sentire i primi scricchiolii, spesso la valanga è improvvisa e potente.

Anche se abbiamo in portafoglio titoli di buona qualità, relativi ad aziende solide che fanno buoni prodotti ed hanno prospettive di sviluppo, tuttavia se la loro quotazione di borsa dovesse crollare trascinata dal mercato, converrebbe sempre trovarsi liquidi, ovvero con cash disponibile, per poterseli ricomprare a prezzo più basso.

Ora dunque che i mercati hanno iniziato a dare i primi segnali di debolezza, cosa deve fare il nostro investitore razionale: prendersi qualche mese di vacanza e disinteressarsi del portafoglio? Oppure impiegare utilmente in modo proficuo questo tempo in cui il giunco deve chinarsi fino a che la piena non è passata?

Premesso che farsi una bella vacanza, per chi ne ha la possibilità, è sempre un’ottima idea, il nostro consiglio è quello di impiegare il tempo di inattività forzata per studiare e ricercare nuove opportunità in modo da farsi trovare pronti alla fine del ciclo, quando comunque – in modo più o meno rapido – il ciclo si invertirà e le quotazioni torneranno a salire. A quel punto, un buon timing di ingresso potrà farci guadagnare tempo prezioso per entrare in un investimento prima degli altri e, quindi, a prezzi più bassi. Inoltre sarà possibile approfondire e valutare strumenti o settori produttivi che fino ad ora non abbiamo avuto il tempo o la possibilità di studiare adeguatamente.

Si tratta di applicare, sostanzialmente, la teoria aristotelica dell’ozio creativo, che suggerisce di liberarsi dalle incombenze e dalle preoccupazioni per nutrire lo spirito e la mente con arte, poesia, letteratura, teatro. L’ozio non è quindi un momento di vuoto, ma uno stato di crescita e di realizzazione del benessere. Ben lontano dal concetto negativo che i romani gli avrebbero poi attribuito parlando di negotium, ovvero di attività commerciali e operose che si contrapponevano, appunto, all’ozio (neg-otium).

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Ciò che bisogna innanzitutto evitare, in periodi di crisi e di crollo dei mercati, è farsi ingolosire da prezzi bassi su titoli che ci piacciono. Gli esperti consigliano sempre di aspettare un chiaro segnale di inversione: anche se un prezzo ha raggiunto un livello interessante, conviene aspettare che si consolidi prima di entrare, ovvero che si mantenga per qualche giorno e inizi a crescere. Altrimenti rischiamo di vederlo scendere di nuovo. In borsa si dice, a questo proposito, “mai cercare di afferrare un coltello che sta cadendo”.

Altra cosa che è molto consigliabile fare, in questi momenti, è la revisione dell’asset allocation. Come abbiamo spesso detto, il processo razionale di investimento inizia individuando la migliore ripartizione del portafoglio fra diverse tipologie di strumenti finanziari. Ciascun investitore, in base ai propri obiettivi di medio e lungo periodo, alla propria situazione patrimoniale e reddituale, alla propensione al rischio e alle informazioni di cui dispone, dovrebbe definire un suo mix ideale fra azioni, obbligazioni, liquidità, polizze e altri titoli. A questo mix dovrebbe poi tendere con le scelte di investimento considerandolo come modello o benchmark. Periodicamente, attraverso verifiche e fine tuning, dovrebbe implementare in chiave tattica questo mix, in modo da avvantaggiarsi delle oscillazioni di breve periodo, attraverso la cosiddetta asset allocation tattica,  da affiancare a quella strategica.

Proprio nei momenti di svolta dei fondamentali (previsioni sull’andamento del reddito, dei tassi, delle valute e così via) è necessario rivedere la propria strategia, modificando il mix obiettivo di strumenti finanziari.

Inoltre è consigliabile utilizzare questo periodo per approfondire alcuni strumenti che potrebbero avere un andamento anticiclico (ovvero i cui prezzi aumentano quando tutti gli altri diminuiscono. Un tipico esempio sono alcune commodities, ad esempio l’oro. Nei momenti di crisi, è naturale accumulare metallo prezioso, il cui valore pensiamo possa resistere alle spallate dell’inflazione (questo è sicuro) o del crollo dei prezzi generalizzato (e già questo è meno sicuro).

Per gli investitori più azzardati, più propensi a rischiare, potrebbe anche essere valutato qualche strumento derivato che cresce al diminuire degli indici di borsa (i cosiddetti derivati short). Salvo che non si abbiano informazioni attendibili e attitudine a questi tipi di investimento, il nostro consiglio è però quello di stare alla larga, perché improvvise riprese del mercato potrebbero fare molto male, tanto più quanto i prodotti sono “a leva”, ovvero hanno un valore che aumenta un certo numero di volte per ogni punto di riduzione dell’indice.

 

In ultima analisi, anche quando non ci sono acquisti da fare, è comunque bene mantenersi informati e dedicare al mercato almeno quella mezz’oretta al giorno che sarebbe opportuno spenderci per seguire i propri investimenti.

 

 

Avviso ai Naviganti: Orso in avvistamento!

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Come si temeva, il mese di maggio non è ancora arrivato al giro di boa che i primi sinistri boati dell’orso si cominciano a sentire. Il vero problema è capire se sta veramente iniziando l’attacco (notoriamente l’orso attacca dall’alto verso il basso, al contrario del toro: da qui la metafora dei trend di borsa, rispettivamente al ribasso o al rialzo), oppure si tratta di movimenti ciclici destinati a rientrare.

È in pieno svolgimento la campagna dividendi, e questo rende ancor più difficile capire e prevedere. Ormai non è più tempo, per l’investitore razionale, di operare in borsa, salvo che non si abbiano informazioni particolari o valutazioni specifiche. E questo fino a che il panorama non sarà più leggibile.

Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. È il momento, secondo il vostro nostromo, di stare fermi e tenersi liquidi. Chinati giunco, che passa la piena.

 

IL NOSTROMO

I fondamentali: rischi e prerogative dell’investimento azionario

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Le azioni sono comunemente considerate il tipico investimento a rischio, quello in cui è possibile non solo non ricevere alcuna remunerazione, ma perfino perdere tutto il capitale. Generalmente sotto questo profilo, le azioni vengono contrapposte all’investimento in obbligazioni, soprattutto ai titoli di stato. Come abbiamo visto, però, neanche gli investimenti obbligazionari sono esenti da rischio: del resto abbiamo sempre ripetuto che non esiste in natura l’investimento completamente sicuro.

L’esperienza della recente crisi dei mercati finanziari ci ha infatti dimostrato che, in caso di crollo generalizzato, nessun comparto si salva, ma certamente le azioni sono le prime a soffrire quando l’economia va in crisi. Se il valore di riferimento di un’azione è uguale al flusso dei redditi futuri che produce, attualizzato ad oggi con un certo tasso di interesse, è evidente che una drastica prospettiva di recessione generalizzata non può che rendere più precario quel valore.

Nonostante questo, è bene non demonizzare l’investimento azionario in termini di rischio. Se investiamo in società consolidate, ben inserite sul mercato, che hanno dimostrato di saper resistere brillantemente ai momenti di difficoltà del sistema, e non avremo bisogno di disinvestire prima dell’orizzonte temporale stabilito, sottoscrivere azioni può darci molte soddisfazioni. In caso di momenti di mercato debole, basta infatti tenere i titoli in attesa della ripresa delle quotazioni e, nel frattempo, incassare i dividendi.

Perciò una quota intorno al 20/30 per cento del proprio portafoglio investito in azioni è normalmente raccomandabile, perché consente di non essere troppo esposti alle fluttuazioni del mercato e, allo stesso tempo, di avvantaggiarsi di eventuali fiammate dei listini in generale o di quel titolo in particolare.

Al contrario, se il nostro titolo ha subito perdite che possiamo considerare definitive e non recuperabili, meglio uscire dall’investimento, sia pure in perdita. Ciò può accadere, ad esempio, nel caso in cui il settore sia interessato da una modifica strutturale della fiscalità (ad esempio una nuova tassa) o del mercato, come nel caso dell’introduzione di dazi doganali in paesi in cui si esporta, come le misure paventate recentemente dal governo USA sui prodotti cinesi.

Diverso è il caso delle vere e proprie truffe, quando vengono diffusi dati di bilancio falsi o manipolati per occultare perdite o eventi penalizzanti: ben difficile difendersi da questi rischi, se non contando sull’operato delle autorità di vigilanza (la Consob per la borsa, la Banca d’Italia per il sistema bancario, e così via).

Al di fuori di questi casi particolari, l’investimento in azioni è quello che nel tempo si è maggiormente rivalutato e ha garantito il maggiore rendimento. Il problema, semmai, è quello della scelta delle azioni (cosiddetto cherry picking). Per questo una buona soluzione è quella di affidarsi a gestori professionali, sottoscrivendo magari quote di un fondo azionario, oppure prendere titoli sintetici che riflettano in modo pressoché automatico l’andamento di alcuni indici rappresentativi. Esistono, ad esempio, i cosiddetti ETF (Exchange trading funds), che riflettono indici borsistici, quali il FTSE Mib per il mercato italiano, aumentando quando la borsa sale e diminuendo quando scende.

Una particolarità delle azioni è il caso degli aumenti di capitale. Se la società decide di chiedere ai soci un aumento di capitale, al fine di non farli diluire (ovvero far diminuire la loro percentuale di partecipazione), viene ad essi attribuito un diritto di opzione. Solo chi possiede il diritto può sottoscrivere le nuove azioni; se poi non intende esercitarlo può vendere i diritti sul mercato fino alla data del lancio dell’aumento.

Normalmente quando c’è un aumento di capitale il corso delle azioni diminuisce. Ciò è dovuto al fatto che, a parità di utile, la società dovrà pagare dividendi a un maggior numero di azioni e, quindi, il dividendo unitario con molta probabilità diminuirà. Al contrario, la società può porre in essere operazioni che riducono il numero di azioni in circolazione (il cosiddetto buy back): entro determinati limiti, è consentito acquistare sul mercato azioni proprie. In tal modo il valore della singola azione crescerà. Questo succede quando ad esempio i mezzi propri della società sono considerati esuberanti rispetto al fabbisogno, oppure si vuole sostenere il corso del titolo.

Un’ultima considerazione riguarda le prerogative di governance, ovvero di partecipazione al governo societario. Ogni azione attribuisce il diritto di partecipare e votare nelle assemblee sia ordinarie (quelle in cui si approva il bilancio e si nominano gli organi amministrativi) sia straordinarie (quelle in cui vengono modificati elementi strutturali e statutari quali il capitale).

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Naturalmente il piccolo azionista avrà ben poca possibilità di incidere sui destini aziendali, che saranno invece determinati dai soci di maggioranza. E’ però innegabile che partecipare, almeno una volta all’anno, all’assemblea della società in cui si è investito e incontrarne i top manager eserciti sempre un certo fascino. Molti hanno criticato questi meccanismi di governo societario come retaggi di un sistema passato e ormai obsoleto, obbligando il management a una maratona molto spesso inutile da un punto di vista pratico.

Tuttavia possono capitare alcune decisioni per le quali la maggioranza non è scontata ed anche pochi voti possono fare la differenza, soprattutto in caso di aumenti di capitale o fusioni. In quel caso esistono vere e proprie agenzie che si occupano di racimolare biglietti di ammissione per indirizzare le decisioni in un senso o nell’altro. Ciò accade nel caso di public company, le società a controllo diffuso in cui non esistono azionisti di maggioranza ma sono i manager che controllano i voti in assemblea.

Inoltre, è sempre positivo obbligare colui che amministra un’azienda a rendere conto del proprio operato, rispondendo anche a domande che possono essere scomode o insidiose. Sempre che questo non degeneri in vere e proprie azioni di disturbo o boicottaggio.

Avviso ai Naviganti: attenti al tallero!

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Contrariamente al comune sentire, la rotta che consigliamo prevede una congrua distanza dal dollaro. Come avevamo previsto, in questo mese il biglietto verde si è molto rafforzato, fino a quota 1,11, ma il futuro – salvo esiti disastrosi delle elezioni europee – ne porterà un ridimensionamento, fino alle elezioni del Presidente USA a fine anno.

 

Chi ha dollari da vendere lo faccia, chi proprio vuole comprare aspetti almeno un paio di settimane.