Un’ora sola

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Nel precedente articolo abbiamo visto cosa è opportuno fare in un periodo come questo, supponendo che il nostro investitore razionale abbia fino a qui seguito (e non crediamo che se ne sia pentito…) i consigli di questo blog. Abbiamo infatti suggerito di impiegare il tempo che usualmente dedicava al suo portafoglio per approfondire nuovi strumenti, rivedere la strategia e valutare opportunità diverse.

Anche in questi momenti, però, è indispensabile continuare a seguire gli investimenti in essere e, quindi, l’attività di monitoraggio è bene che prosegua con la stessa, se non superiore, attenzione.

Ma come deve essere impostata una corretta attività di monitoraggio e scouting da chi dispone di non più di una mezz’ora, massimo un’ora, al giorno?

Un ottimo testo, di cui consiglio senz’altro la lettura (Pietro Di Lorenzo “Il tempo è denaro”, Hoepli 2018) redatto da chi ha fatto con successo del trading e dell’educazione finanziaria la propria attività principale, fornisce modalità efficienti di gestire un portafoglio per ogni passo di tempo che può esserci dedicato. Così, chi ha solo un paio d’ore a trimestre potrà trovare l’approccio migliore, come chi ha poche ore al mese o alla settimana potrà trovare le forme di impiego più consone. Importante è operare con buon senso, prudenza e un minimo di applicazione.

Vogliamo qui invece esaminare questo aspetto da un diverso punto di vista, partendo dall’assunto che, per ogni portafoglio di media entità e complessità, è necessario investire quotidianamente una piccola parte del proprio tempo, anche se ci si appoggia a consulenti specializzati e di fiducia.

L’obiettivo è di fornire indicazioni forse banali o semplicistiche, ma certamente utili in chiave di estrema concretezza. Se riusciamo a seguire queste semplici operazioni, alla portata di tutti e a costo zero (salvo il tempo dedicato), è quasi certo che non solo riusciremo ad evitare perdite devastanti e spoliative, ma saremo in grado di limitare eventuali minusvalenze entro livelli di sacrificio stabiliti a priori e quindi sostenibili.

Le attività da seguire, in questa logica, sono dunque sostanzialmente due: il controllo del portafoglio esistente e la ricerca di nuovi investimenti, quest’ultima – come si è detto più volte – dopo aver definito la strategia tramite una seria asset allocation.

Per asset allocation si intende il processo di definizione strategica della più efficiente ripartizione del proprio patrimonio fra le diverse tipologie di strumenti finanziari (asset class), in modo da ottenere la percentuale – o meglio l’intervallo di percentuali – di azioni, di obbligazioni, di polizze, e così via.  Tutto questo sulla base della propria situazione patrimoniale, reddituale e finanziaria, della propensione al rischio, degli obiettivi di medio e lungo periodo e delle informazioni reperibili.

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Partiamo dalla seconda attività e supponiamo di dover trovare circa € 100,000 di titoli azionari da comprare; il metodo sarà evidentemente lo stesso anche per le altre tipologie di strumenti finanziari.

Prima di tutto dobbiamo tener presente il nostro obiettivo di rendimento, che discende dall’asset allocation. Supponiamo che il nostro tableau de bord indichi un tasso lordo del 5% all’anno per le azioni. Ciò significa che dal nostro patrimonio di € 100,000 dovremmo ricavare € 5,000 in un anno tra dividendi e guadagni in conto capitale.

Normalmente è bene diversificare l’investimento, in modo da non rischiare tutta la posta su un’unica puntata. Supponiamo di ricercare 5 stakes (pacchetti) da circa € 20,000 l’uno. Mediamente ogni singolo pacchetto dovrebbe quindi rendere € 1,000 all’anno. Sarebbe bene, per diversificare ulteriormente il rischio, investire in cinque diversi settori produttivi o comunque tipologie diverse. Ad esempio, in questo periodo una scelta razionale di settori potrebbe essere: tecnologico, energia, farmaceutico, considerando anche l’azionario Europa e quello USA.

Supponendo di limitarci ai primi tre sul mercato italiano, un ulteriore elemento di prudenza potrebbe essere quello di inserire sia blue chips (le società più importanti, a maggiore capitalizzazione), sia titoli di imprese minori (le cosidette small caps). Questi ultimi da noi sono quotato nel mercato “Star” o nell’AIM, due comparti specifici del listino di Borsa Italiana, nei quali sono trattate appunto società di piccola dimensione o start-up.

A questo punto, il campo di indagine è circoscritto e si tratta di vedere, settore per settore, come stanno andando le società e quali hanno maggiori spazi di potenziale crescita (il cosiddetto upside). Per fare questo occorre semplicemente fare un prospetto in cui riportare, per ogni titolo, una serie di informazioni che possono facilmente essere tratte dai più diffusi giornali economici o siti specializzati.

Senza necessariamente spendere una fortuna, semplicemente leggendo grafici e prospetti del “Sole 24 Ore”, di “Milano Finanza” (in particolare l’edizione del sabato), o del sito di Borsa Italiana e Consob, per restare ai più diffusi ed autorevoli, possiamo vedere l’andamento delle società che abbiamo individuato e i principali indici, fra i quali P/E e P/BV, di cui abbiamo ampiamente parlato in precedenti articoli (si veda in particolare https://marcoparlangeli.com/2018/02/20/in-carrozza-scelta-dei-singoli-titoli-e-timing/).

È anche opportuno guardare il grafico delle quotazioni (in genere si usano, in questa fase, i grafici a 3 e 6 mesi), per evitare di entrare in un titolo che è cresciuto molto negli ultimi tempi e il cui prezzo è vicino ai massimi.

Nella nostra short list, che potremmo compilare su un qualunque foglio elettronico (ma va bene anche un semplice foglio protocollo), potremmo anche utilizzare il semaforo (rosso: stare alla larga; verde: acquistabile; giallo: seguire con attenzione) oppure le faccine, con le diverse espressioni, in modo da evidenziare le opzioni interessanti.

 

Fatto questo, siamo già a buon punto! Vedremo nel prossimo articolo come e quando effettuare gli acquisti e come fare per monitorare i titoli in portafoglio.

 

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