LA PREVALENZA DEL CRETINO

LA PREVALENZA DEL CRETINO

Mer, 06/08/2022 - 23:51
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La resistibile epopea di Boris Johnson

.stupid man

Quando Fruttero e Lucentini pubblicarono, nel 1985 con il titolo “La prevalenza del cretino”, la raccolta dei loro articoli usciti per oltre un decennio sulla Stampa nella geniale rubrica L’Agenda di F & L, prendevano di mira la classe politica e dirigente di allora, che pareva incarnare al massimo grado la decadenza e il livello qualitativo delle persone.

Eppure, i loro bersagli del tempo, al cospetto di alcuni personaggi che gestiscono oggi il potere, sembrano a tutti gli effetti dei giganti: erano comunque uomini di cultura, formati in periodo di guerra, con forte senso dello Stato e consolidati principi etici e morali.

Se avessero conosciuto il premier britannico, Boris Johnson detto BoJo, probabilmente avrebbero dovuto rivedere la loro scala di valori, a parte la caratteristica costituiva della “bassa mortalità”. Il nostro, infatti, nonostante le disavventure giudiziarie (i festini in tempo di lockdown) e politiche (la palese sfiducia di cui gode all’interno del suo partito che nell’ultimo conteggio si è “fermata” al 41%), continua a resistere imperterrito sullo scranno di Primo Ministro.

La guerra scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina gli ha dato un formidabile assist, rendendo complicato sostituire il capo del governo nel momento in cui missili e cannoni sono in fermento alle porte di casa. Ma soprattutto il suo alleato strategico è la mancanza di un’alternativa credibile in termini di leadership, autorevolezza e visione strategica sia all’interno del suo partito che nelle file dell’opposizione laburista.

.leader

L’incapacità di selezionare personale politico all’altezza della situazione, in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa, dopo il ritiro di Angela Merkel, spiega la debolezza del nostro continente e il ruolo del tutto marginale svolto nella gestione della crisi. Se Svezia e Finlandia hanno preferito chiedere di rifugiarsi sotto l’ombrello protettivo della Nato, anziché affidarsi all’Unione Europea, se improbabili negoziatori (come il premier turco Erdogan o gli Israeliani) si propongono come mediatori diplomatici, se perfino Zelenskyj, beneficiario di una mole impressionante di aiuti finanziari e militari dalla stessa Europa, tira le orecchie alla felpata dirigenza comunitaria accusandola di dare troppo poco, è evidente che c’è qualcosa di sbagliato.

Dopo la generazione di coloro che ricostruirono l’Europa dalle macerie della seconda guerra mondiale e dei fondatori dell’Europa Comune (statisti del calibro di De Gaulle, Mitterrand, Kohl, fino a Tony Blair e Angela Merkel), siamo entrati in un buco nero dal quale facciamo fatica a sollevarci.

I picconatori sono stati Sarkozy e Cameron, che con la dissennata distruzione del regime libico – nell’aspettativa di impadronirsi dei traffici col paese, che fino ad allora li vedevano in posizione marginale - hanno creato e rafforzato una polveriera che è esplosa negli ultimi anni con il terrorismo e l’inarrestabile flusso migratorio. Particolarmente brillante, in questa non invidiabile classifica, la performance di David Cameron che, per mantenere la poltrona di primo ministro qualche mese in più, promise allo stato maggiore del suo partito il referendum sulla Brexit, i cui danni per la perfida Albione sono ben lungi dall’essersi esauriti.

Cameron fa pensare a Carlo Maria Cipolla che ha mirabilmente descritto lo stupido come “colui che provoca danni agli altri senza alcun vantaggio per sé”, e non aveva neanche lo spirito guascone di Boris Johnson, che alla fine lo rende simpatico.

.tecnocrazia

Più che da leader e statisti, l’Europa è stata guidata da una schiera di tecnici, sicuramente preparati ma senza sensibilità o finezza politica, tanto da far scrivere allo stesso Bojo, in tempi non sospetti, sul Daily Telegraph,  che era stata approvata dall’Unione Europea una regola per codificare la curvatura delle banane.

L’Europa dei tecnocrati e dei burocrati, a parte le balle del biondo britannico (scritte quando era ancora un giovane giornalista, ma ritenute degne di attendibilità), si è così attirata gli strali dei molti cosiddetti “sovranisti”, fautori del ritorno alla sovranità statale. Molti di loro, abbondantemente finanziati dai rubli dello zar Putin, interessato a indebolire il fronte unitario, hanno goduto di un certo successo, soprattutto negli anni scorsi. Un esempio ce l’abbiamo nel nostro paese, un altro in Francia, ma non sono mancati anche in Olanda, Grecia e Germania.

Ma anche i leader espressi dal nostro paese, come Carlo Azeglio Ciampi o lo stesso Mario Draghi, che certamente hanno dato un contributo enorme alla causa europea, tutto sommato hanno più la connotazione di tecnici di alto profilo che non quella di statisti, come per certi versi è anche Emmanuel Macron, formatosi alla scuola dell’Ena parigina.

Il baricentro del mondo si è spostato dall’Occidente all’Asia, in particolare Cina e India, sia per l’impatto enorme della popolazione e del mercato che si è creato, sia per lo sviluppo tecnologico che procede a grandi tappe. Ad esse si contrappone l’America e in prospettiva appare evidente la crescita del continente africano, sul quale grava comunque una forte ipoteca cinese.

.pesce

L’assenza dell’Europa dalle scene principali è in gran parte dovuta alla mancanza di leader in grado di guidare questa delicata fase mondiale. Come dicono a Napoli, “il pesce puzza dalla testa”.