DA CAMALEONTE A GRANCHIO (BLU) È UN ATTIMO

DA CAMALEONTE A GRANCHIO (BLU) È UN ATTIMO

Mer, 10/04/2023 - 18:39
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Un primo bilancio dopo un anno di governo: poche luci e molte ombre

.camaleonte

Dopo quasi un anno di governo da parte della Giorgia nazionale, è tempo di fare un primo bilancio delle cose fatte, dei risultati raggiunti, delle promesse mantenute e di quelle disattese. In genere, in questi casi, si dice: “luci e ombre”; ma purtroppo le luci non sono tantissime. È un peccato, perché si vede che la premier si impegna, studia e conserva anche una solida leadership all’interno del suo partito, il maggiore del paese. Si sta gradualmente trasformando in una statista, avendo ormai completamente dismesso i toni da barricadiera e populista grazie ai quali è peraltro arrivata a Palazzo Chigi.

E proprio questo è stato forse il miglior risultato di Meloni: con camaleontica naturalezza si è trasformata da sovranista, euroscettica, espulsionista antiintegrazione di migranti in (almeno a parole) europeista, atlantista, pragmatica. L’ombra del passato naturalmente non si è dissolta in questi pochi mesi, e i partner internazionali fanno fatica a riconoscere autorevolezza e affidabilità a chi, fino a poco tempo prima, aveva sparato ad alzo zero contro gli alleati storici. Prima Macron, poi Scholz hanno cercato di mettere all’angolo l’Italia per favorire i loro interessi di bottega; rispetto  agli alleati di un tempo (Orban in Ungheria e i Polacchi),  Meloni non manca di sottolineare le differenze. Certo, dopo un gigante come Mario Draghi non era facile per nessuno mantenere il nostro paese al livello di autorevolezza raggiunto: ma bisogna riconoscere alla nostra premier di aver imboccato la strada giusta e di impiegarvi le giuste energie. Ci vorrà ancora del tempo, ma la persona è volitiva e tenace.

.luci ed ombre

Se queste sono le luci, molto più numerose sono le ombre, non tutte – per onestà – imputabili all’attuale coalizione, anzi in diversi casi strutturali del nostro sistema.

Il flop più clamoroso è quello dei numeri: è apparso evidente fin da subito che molte delle promesse elettorali, alle quali alcuni dei suoi alleati cercano di mantenersi caparbiamente fedeli, non avrebbero potuto realizzarsi. Ridurre il cuneo fiscale, alleggerire il carico tributario per famiglie e imprese, abolire la legge Fornero per favorire pensionamenti più rapidi: tutti obiettivi che (almeno per quest’anno) dovranno essere abbandonati.

Le sorprese con cui ha dovuto fare i conti dai primi momenti dell’insediamento sono state: il buco enorme causato dal superbonus e l’aumento dei tassi di interesse, con un’inflazione ora in calo ma sempre molto alta.

In effetti l’eredità dei disastrosi governi a guida 5 Stelle è stata molto pesante: in particolare le misure del 110 per cento in edilizia (a parte le truffe a cui hanno dato luogo, un vero e proprio bengodi per Mafia SpA e criminalità più o meno organizzata) hanno lasciato un buco di oltre 80 miliardi di Euro, e meno male che la balzana iniziativa del reddito di cittadinanza è stata smantellata, sfidando un facile consenso a spese del contribuente.

I tassi di interesse, nell’anno appena trascorso, hanno raggiunto livelli che non si vedevano da decenni, passando da poco più di zero all’attuale 5% del BTP a 10 anni: solo per questo il maggior onere per interessi a carico dello Stato è stimabile in circa 14 miliardi.

Di conseguenza, l’Italia non proverà neanche a ridurre di 0,7 punti percentuali di PIL il debito strutturale come l’Europa ha chiesto a tutti i governi dopo le deroghe imposte dal Covid. Contiamo nello stellone nazionale, che ora si chiama Gentiloni e revisione del patto di stabilità.

In questa situazione, chiedere “quota 100” per le pensioni, flat tax e ponte sullo Stretto di Messina – come continua a fare la Lega – può avere il solo effetto di mettere in difficoltà il Governo e ridiscutere gli equilibri di forza all’interno della maggioranza, giacché l’opposizione è palesemente inesistente o incapace di articolare iniziative concrete. Se l’inconsistenza del nuovo PD a guida Elly Schlein e il populismo disfattista dell’avvocato degli Italiani dei 5 Stelle – da un lato – lasciano tranquilla Meloni, i mal di pancia della coalizione di governo rappresentano il vero pericolo per la stabilità dell’esecutivo.

.granchi blu

Ma al di là dei numeri, anche l’iniziativa politica ha mostrato se non l’andatura del gambero (un passo avanti e due indietro), quanto meno quella del granchio, che si sposta solo di lato. Di andare avanti non se ne parla: ai reboanti annunci sono seguite spesso silenziose e imbarazzate retromarce.

Non parliamo del problema migranti, che ha visto arrivare da noi il maggior flusso di persone da almeno un decennio a questa parte, fra gli sberleffi dei partner comunitari e l’esosità degli stati del Sud  sovvenzionati per limitare gli esodi, senza risultati apprezzabili. Il caso della Germania, che finanzia le ONG per imbarcare profughi e portarli in Italia, alzando nello stesso tempo le sue barriere al confine con l’Austria, è solo il più eclatante, ma non unico né ultimo.

Ma anche tutte le iniziative annunciate e poi abortite, come la riforma della giustizia, il presidenzialismo, la limitazione di privilegi e monopoli, la tassa sugli extra profitti delle banche: l’elenco è lungo e desolante. Per non parlare del ridicolo deposito cauzionale di 5.000 Euro per i migranti, che verrà quanto prima cancellato.

.miganti

La smania comunicativa – basti vedere l’omnipresente Ministro della Cultura Sangiuliano – porta a fare dichiarazioni con toni forti prima che i provvedimenti vengano attuati. Sarebbe meglio, molto meglio, parlare solo dopo che le cose sono state fatte, o far parlare i fatti. In questo, l’esempio di Mario Draghi non è stato sufficientemente imitato.

L’evidente sovraesposizione mediatica, grazie allo spoil system della Rai e delle amministrazioni pubbliche, ha portato TG, radio e giornali a impiegare circa la metà del loro spazio per parlare del Governo. Questo poteva essere utile nella fase iniziale, ma ora sarebbe molto meglio raccontare solo i fatti e le realizzazioni.

La cosa più evidente, però, è la mancanza di un progetto politico, di una strategia coerente che racconti con i fatti l’idea di Italia che è stata presentata in campagna elettorale e che gli elettori hanno premiato. Quel che si vede, invece, è una politica di piccoli passi e di rattoppi, forse più pragmatica ma certo non tanto diversa dai Governi che hanno preceduto questo.