DOLCE NAUFRAGAR NEL MARE DEI PROFITTI

DOLCE NAUFRAGAR NEL MARE DEI PROFITTI

Mer, 07/26/2023 - 23:24
|   
0 commenti

In questa anomala situazione economica, le imprese hanno saputo mantenere e migliorare la loro posizione

.dolce naufragar

La situazione attuale, con inflazione in fase di rientro, recessione in arrivo, mercati tutto sommato tonici, politiche monetarie restrittive e politiche fiscali ancora inerzialmente espansive è per molti versi inusuale e insolita. Tuttavia, le imprese hanno saputo adattarvisi molto bene, tanto che la quota dei profitti sul reddito nazionale è sensibilmente aumentata, a scapito di quella dei salari.

Si può ben dire che da questa situazione hanno guadagnato le imprese e le pubbliche amministrazioni, che hanno emesso titoli di debito a tasso fisso prima degli aumenti; ci hanno invece sicuramente perso, oltre ai lavoratori (che non dispongono di meccanismi automatici di recupero del potere d’acquisto post inflazione), i risparmiatori, che hanno visto il valore reale dei loro asset lasciare sul terreno dell’aumento dei prezzi un buon 20% negli ultimi due-tre anni.

.salari

Chi ha potuto ha recuperato qualcosa con la gestione tattica attraverso le incursioni sul mercato azionario; chi si trovava in portafoglio obbligazioni a tasso fisso ne ha invece visto declinare il prezzo e il valore reali: cornuti e mazziati, si diceva una volta.

Imprese e governi hanno messo abbondante fieno in cascina finanziandosi a piene mani sul mercato del reddito fisso, con emissioni di titoli che parevano un boccone ghiotto per i sottoscrittori con i primi aumenti di tassi, ma che si sono rivelati un vero e proprio trasferimento di ricchezza dai creditori a debitori. Sia perché i tassi hanno continuato a crescere, sia perché l’inflazione ne ha decimato il valore reale.

Le stesse imprese, soprattutto quelle che dispongono di un buon placing power – ovvero che hanno la capacità di aumentare i prezzi senza subire significativi cali delle vendite – hanno quindi avuto a disposizione diverse leve per tenere alti i loro profitti, almeno fino a quando la politica monetaria restrittiva ancora in corso non comincerà a mordere anche loro.

.profit

Vediamo quali sono state queste leve e perché la quota di profitti sul reddito nazionale (come pure quella della Pubblica Amministrazione) è cresciuta a scapito dei salari e delle rendite (gli interessi delle obbligazioni detenute e dei capitali impiegati in modo fruttifero sui mercati finanziari).

Facendo incetta di liquidità in un sistema che si avviava verso una restrizione monetaria, le imprese hanno infatti costituito una riserva di risorse che ha evitato il ricorso al credito, divenuto sempre più costoso. E questo a differenza di chi voleva comprarsi una casa, che ha invece sbattuto contro tassi dei mutui in crescita esponenziale.

L’inflazione, nella versione “anni 20”, non ha finora comportato un aumento del costo del lavoro – da un lato – e ha consentito – dall’altro - di ritoccare i listini dei prezzi spesso ben oltre i tassi ufficiali di svalutazione. Clamoroso il caso del settore energetico, dove le bollette sono cresciute a fine dell’anno scorso molto più dell’aumento dei prezzi della materia prima e si sono guardate bene dal diminuire quando quei prezzi hanno cominciato a scendere.

.energy costs

La restrizione di liquidità delle banche centrali, iniziata oltre un anno fa, ha colpito quindi essenzialmente le banche, i cui titoli in portafoglio hanno subito crolli importanti in seguito all’aumento dei tassi, tanto che molte banche si sono trovate in difficoltà e nei primi mesi dell’anno alcune sono anche andate in default. Le imprese si sono invece fatte trovare ben fornite di liquidità e, inoltre, hanno beneficiato delle politiche fiscali ancora espansive, messe in atto mesi prima dai Governi per combattere gli effetti della pandemia.

La spesa pubblica ha continuato ad essere sostenuta, trascinando i redditi nazionali e i PIL che infatti hanno continuato a crescere anche in questo periodo. Complessivamente, infatti, i risultati economici delle imprese sono stati buoni, e questo ha molto tranquillizzato i mercati finanziari, che quasi dappertutto hanno retto botta, in alcuni casi sovraperformando come in USA e ancora di più in Giappone.

Le stesse imprese hanno approfittato di questa situazione per acquistare azioni proprie attraverso operazioni di buy-back che il mercato apprezza molto, perché migliorano la redditività dei titoli e pongono un freno al calo dei profitti quando arriverà la recessione.

Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. È ovvio che questo stato di cose non può durare all’infinito e che - se e quando arriverà la recessione – anche per le imprese le cose si complicheranno. Ma certo è che finora la loro capacità di navigazione in questi mari, forse non tempestosi ma sicuramente agitati, è stata notevole.

.profit

Se i tassi non smetteranno di crescere, il giochino chiaramente si romperà: prima o poi la domanda diminuirà, i salari cominceranno a crescere (in USA siamo da tempo al livello di piena occupazione) e le risorse accumulate si esauriranno; le materie prime ricominceranno a crescere appena il gigante cinese riprenderà la sua corsa. A quel punto anche i mercati ne risentiranno.

Per questo raccomandiamo da tempo di non intasare i portafogli e mantenersi liquidi in attesa che la recessione faccia il suo corso, i tassi di interesse si stabilizzino e si possa tornare a comprare a prezzi interessanti. Anche nel reddito fisso, per ora è molto meglio restare su scadenze brevi, i cui rendimenti sono ancora più alti di quelle lunghe.

Di certo non ci sarà modo di annoiarsi.