IL FUTURO RUBATO

IL FUTURO RUBATO

Mar, 05/05/2026 - 23:23
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La generazione sacrificata: stipendi dimezzati, affitti raddoppiati. Chi ha rubato il futuro agli under 35?

.futuro dei giovani

Nei precedenti articoli abbiamo parlato delle retribuzioni e buonuscite dei top manager e dei super stipendi dei burocrati pubblici, o comunque appartenenti a società a controllo pubblico. Continuiamo il nostro viaggio nelle ingiustizie strutturali del sistema per esaminare la situazione dei nostri giovani. Basta poco per rendersi conto che i ragazzi appena entrati nel mondo del lavoro, o che si apprestano ad entrarvi, e magari hanno progetti di vita indipendente, si trovano a sbattere contro un vero e proprio muro di ingiustizia sociale ed economica.

La loro generazione, quella etichettata come “generazione Z”, la prima di nativi digitali, pur essendo in generale più informata (grazie all’accesso pressoché illimitato alle fonti), più sensibile ai temi sociali e ambientali e anche più disposta a spostarsi per lavorare, è sicuramente la meno fortunata di tutte quelle post-belliche. E come ultimo regalo, ci apprestiamo a consegnare loro un mondo funestato da guerre, crisi climatica e povertà diffusa.

Nel 1996, un trentenne italiano guadagnava in media 1.800 euro netti al mese (valore attualizzato). Oggi, un coetaneo ne prende 1.200–1.600 euro a seconda del settore e della regione. Un crollo del 33% che non ha eguali in Europa: secondo l’OCSE, i salari reali in Italia sono inferiori del 7,5% rispetto al 2021, il peggior risultato tra le grandi economie europee. La Banca d’Italia conferma che la RAL[1] media 2026 per gli under 35 è di 26.758 euro lordi annui (circa 1.600–1.700 euro netti/mese), contro i 39.291 euro degli over 55.

I giovani non sono pigri: lavorano di più, ma guadagnano meno. Secondo l’ISTAT la produttività oraria è cresciuta, ma i salari reali restano fermi dal 1990. Nel frattempo, i profitti delle aziende sono ai massimi storici: le 7 maggiori banche italiane hanno chiuso il 2025 con 28 miliardi di utili (+13% rispetto al 2024), e il settore privato ha registrato margini record di redditività.

.giovani e donne

Stipendi: -33% in 30 anni

Fascia d'età    Stipendio medio 2026 (€) Stipendio medio 1996 (€)(*)  Variazione %

25-34 anni               1.200 – 1.600                       1.800                                -33%

35-44 anni               1.600 – 1.900                       2.200                                -27%

45-54 anni               1.900 – 2.200                       2.500                                -24%

Fonte: Elaborazione su dati ISTAT (2026) e OCSE (2025). Valori 1996 aggiustati per inflazione.

(*) dati rapportati al valore attuale, in Euro, rispetto al valore storico originario in lire in considerazione della svalutazione monetaria intervenuta nel periodo

Nel 1996, un bilocale a Milano costava 300 euro al mese; oggi, secondo Idealista (maggio 2026), la media è 23,3€/m², che per un appartamento di 60 m² significa 1.400 euro al mese. A Roma, si passa da 250 euro a 19,8€/m² (~1.200 euro/mese), mentre a Napoli si va da 200 euro a 15€/m² (~900 euro/mese).

Nomisma conferma che nel 2026 gli affitti sono cresciuti del +4% nel primo trimestre, con una crescita media del +3,4% su base annua. La causa? Scarsità di offerta, investimenti pubblici inesistenti e speculazione (Airbnb ha sottratto 100.000 immobili al mercato delle locazioni a lungo termine in Italia).

Affitti: +200% in 30 anni

Città           Affitto medio 2026 (€)     Affitto medio 1996 (€) (*)       Variazione %

Milano                    1.200-1.400                              300                      +300-400%

Roma                      900 – 1.100                              250                          +260-340%

Napoli                     600 - 700                                200                          +200-250%

Fonte: Report Nomisma (2026) e dati Idealista.

(*) dati rapportati al valore attuale, in Euro, rispetto al valore storico originario in lire in considerazione della svalutazione monetaria intervenuta nel periodo

Il risultato è che Il 67% degli under 35 vive ancora con i genitori (dato ISTAT 2026) e chi esce di casa spende più del 50% dello stipendio in affitto. Solo il 25% degli under 35 possiede una casa, contro il 75% degli over 55.

La disuguaglianza patrimoniale è ancora più grave di quella reddituale. Secondo la Banca d’Italia. (Indagine sui bilanci delle famiglie 2025), gli over 55 possiedono 6 volte la ricchezza degli under 35:

Patrimonio: la ricchezza è per pochi

Fascia d'età    % Proprietari di casa    Valore medio patrimonio (€)

Under 35                              25                        50.000

35-54 anni                           55                        150.000

Over 55                                75                        300.000

Fonte: Banca d’Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie (2025)

.giovani e donne

Non è facile identificare le cause che hanno portato a questa situazione, ancor meno trovare i rimedi. Ma alcuni aspetti strutturali sono evidenti:

 

1. Precarietà come norma:

   - Il 40% degli under 35 ha un contratto a termine (rispetto al 10% degli over 55), e secondo l’ISTAT il 30% dei dipendenti è in attesa di rinnovo contrattuale

   - Il Decreto Lavoro 2026 ha introdotto incentivi per la stabilizzazione (come si è detto sopra, esonero contributivo 100% per 24 mesi per under 35); certo meglio di niente, ma si tratta di misure temporanee.

 

2. Fiscalità penalizzante:

   - In Italia, i giovani pagano le stesse tasse degli anziani. La fiscalità sui giovani dovrebbe essere invece effettivamente agevolata o meglio ancora completamente eliminata almeno per i redditi d’entrata o più bassi, mentre ora sono previsti solo incentivi sporadici e temporanei. In Spagna, invece, gli under 35 pagano la metà delle tasse sui primi 20.000 euro di reddito.

 

3. Mercato immobiliare fuori portata:

   - Rendite fondiarie, esplosione delle locazioni temporanee tipo Airbnb (con rarefazione dell’offerta di appartamenti) e speculazione hanno fatto lievitare i prezzi.

   - Lo Stato non investe in edilizia pubblica: come si è detto, a Milano, solo il 5% degli abitanti vive in case popolari.

 

4. Ereditarietà delle opportunità:

   - Secondo l’OCSE il 63% dei figli di laureati consegue la laurea, contro il 15% dei figli di genitori senza diploma.

   - Il peso economico della famiglia di origine è determinante: il 60% dei giovani con genitori ricchi trova lavoro entro un anno, contro il 20% di quelli con genitori poveri.

 

Altri paesi europei hanno affrontato il problema: ad esempio in Germania, lo Stato rimborsa fino al 30% dell’affitto ai giovani under 35; in Danimarca l’80% degli under 30 ha un contratto a tempo indeterminato; a Vienna, il 60% degli abitanti vive in case popolari (a Milano, solo il 5%); in Portogallo, dopo anni di proteste, il governo ha bloccato gli affitti per i giovani; in Spagna, gli under 35 pagano la metà delle tasse sui primi 20.000 euro di reddito.

Si tratta di misure ragionevoli e certamente non tali da sconvolgere i bilanci pubblici. È vero che non si incide sulle cause strutturali (cosa ben difficile nell’arco di una sola generazione), ma quanto meno si contribuisce a risolvere qualche situazione e si da un segnale di attenzione per le nuove generazioni.

In Italia invece si sono avuti solo incentivi sporadici e temporanei, come il Decreto Lavoro 2026. Nessun tentativo di riforma strutturale per affrontare la crisi generazionale.

.furto

I dati sono chiari: stipendi in caduta libera, affitti alle stelle, patrimonio inesistente. I giovani italiani sono la generazione più istruita, ma anche la più povera della storia repubblicana. Non è una sfortuna: è il risultato di scelte politiche che hanno scaricato i costi della crisi sulle nuove generazioni, proteggendo rendite e privilegi.

Chi ha rubato il loro futuro? La risposta – considerando anche quanto scritto nei precedenti articoli - è semplice: un sistema che premia i privilegi, spesso penalizza il merito e certamente non realizza condizioni di pari opportunità, rendendo impervia la via della crescita per chi parte svantaggiato. Tutto questo con evidente spreco di potenziale e di risorse umane, nonché di quanto speso per formare i giovani, che si trovano spesso costretti a perseguire all’estero i propri progetti di vita.

 

 

[1]  RAL: retribuzione annua lorda