A VOLTE RITORNANO, MA CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È TUTTO DIVERSO

A VOLTE RITORNANO, MA CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È TUTTO DIVERSO

Sab, 03/28/2026 - 19:45
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Guida semiseria su come comportarsi in tempi di inflazione

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Un mostro torna ad aggirarsi per l’Europa (ma anche nel mondo): l’inflazione. Ne abbiamo parlato spesso in questi ultimi 15 anni, più o meno l’età del nostro sito, e sospettiamo che ne dovremo ancora parlare diverse volte.

La sensibilità rispetto a questo tema è molto diversa a seconda dell’età, ovvero della generazione di appartenenza. Per i “boomers” – orientativamente quelli nati fra il secondo dopoguerra e gli anni ’70 del secolo scorso – il livello di attenzione è molto alto, perché nel loro background è molto presente quello che successe proprio negli anni ’70 e ’80, quando si verificò un’ondata di inflazione violenta, con tassi a livello quasi sudamericano. A quell’epoca si trattò di una classica inflazione da costi, innescata prima dall’impennata dei prezzi dell’energia conseguente alla guerra del Kippur (chi non ricorda l’austerity e le domeniche a piedi di quegli anni?) e poi dagli autunni caldi delle contestazioni operaie che portarono a una consistente crescita del costo del lavoro, con i diritti riconosciuti dallo “Statuto dei lavoratori” e con la conquista della scala mobile[1]. Quest’ultima costituì un formidabile meccanismo di accelerazione e consolidamento degli aumenti generalizzati del livello dei prezzi, innescando una spirale che solo molti anni più tardi sarebbe stata spezzata.

.boomers

Inoltre, all’uscita dal “miracolo economico”, ovvero del periodo di maggior sviluppo della produzione e del reddito nazionale della storia italiana dopo i disastri della guerra, i consumatori disponevano di ampia liquidità e risorse e si facevano strada modelli di consumo di massa ampiamente diffusi oltreoceano. La domanda si manteneva dunque elevata, e anche questo favorì e accelerò l’aumento dell’inflazione.

La dinamica, a grandi linee, era quindi questa: i costi di produzione aumentavano (per energia e lavoro) e gli aumenti venivano trasferiti integralmente sui prezzi di vendita. Ma la domanda rimaneva alta per il maggior reddito realizzato e quindi lo squilibrio si riversava sui prezzi. Il loro aumento, con il meccanismo della scala mobile, faceva ulteriormente crescere i salari e quindi, di nuovo, i costi alla produzione. E la giostra ricominciava, in un circolo vizioso che sarebbe stato molto difficile interrompere. Quella generazione imparò a convivere e, anzi, a prosperare con l’inflazione: prezzi in crescita, tassi alti, investimenti in beni rifugio (in primo luogo l’abitazione) e forte indebitamento, che per quanto alti fossero i tassi, era comunque un buon affare perché il valore reale del debito residuo andava via via diminuendo.

Le generazioni successive, che sono vissute in un periodo non così condizionato dall’inflazione, hanno sicuramente un minor livello di attenzione al fenomeno. I successivi cicli hanno a tratti presentato momenti di forte crescita dei prezzi (primo fra tutti quello conseguente al Covid, provocato dalle politiche espansive delle banche centrali, con ampia creazione di liquidità), ma alla fine – grazie alle successive restrizioni apportate e alla politica dei tassi alti – si era tornati a una situazione più o meno normale, e comunque sotto controllo, tanto che le banche centrali hanno avviato un graduale ma netto percorso di discesa dei tassi, per non penalizzare troppo l’assetto produttivo.

.scala mobile

Ora le cose si sono decisamente complicate, grazie alle tensioni geopolitiche che interessano l’area mediorientale e che incidono fortemente sull’offerta di energia. Siccome le prospettive non sono sicuramente brillanti, può essere utile riepilogare qualche consiglio per affrontare l’incombente ondata di nuova inflazione, che forse non sarà epocale come quelle passate che abbiamo ricordato sopra, ma certamente si farà sentire sia sui nostri portafogli di investimento che sui consumi.

L’inflazione in Italia nel 2026 continua infatti a influenzare il potere d’acquisto delle famiglie, anche se con un ritmo più moderato rispetto agli anni precedenti. A febbraio di quest’anno, l’inflazione si attesta all’1,5% su base annua (anche se l’Italia si posiziona meglio della media dell’Eurozona, dove l’inflazione sta viaggiando all’1,9%), in lieve accelerazione rispetto all’1,0% di gennaio. Il “carrello della spesa” cresce del +2,0%, trainato soprattutto da alimentari non lavorati (+3,7%) e servizi ricreativi (+4,9%).

.carrello della spesa

L’esperienza quotidiana ci insegna però che in realtà l’aumento dei prezzi ha un impatto ben superiore al dato statistico, in funzione delle nostre abitudini e della vita reale: quella che si chiama “inflazione percepita” è sempre ben superiore a quella ufficiale. Ad esempio, tra gennaio 2021 e febbraio 2026, alcuni beni alimentari hanno subito aumenti significativi: il pane è passato da 3,03 a 4,99 euro al chilo, la pasta da 1,34 a 2,19 euro, il latte da 1,29 a 1,85 euro, e l’olio extravergine d’oliva ha raggiunto i 11,50 euro al chilo. I prodotti ortofrutticoli, come melanzane (3,00 euro/kg) e pomodori datterini (5,00 euro/kg), hanno visto rincari a causa di condizioni climatiche sfavorevoli.

Che fare dunque per contenere gli effetti dell’aumento dei prezzi sul carrello della spesa? Oltre all’ovvio rimedio, di consumare meno (che farebbe bene anche al giro vita) e di ridurre la qualità di quanto si acquista (e quindi, mangiare meno e mangiare anche peggio), troviamo fra i geniali dispensatori di consigli e le piattaforme di intelligenza artificiale le seguenti indicazioni: pianificare i pasti settimanali e acquistare solo ciò che serve evita (sprechi e acquisti impulsivi);  utilizzare app come “DoveConviene” o “Volantino Facile” per confrontare i prezzi tra supermercati e sfruttare le offerte; scegliere frutta e verdura a km 0 e di stagione e locale riduce i costi e supporta l’economia locale; acquistare marchi del distributore (i prodotti a marchio del supermercato possono costare fino al 30-50% in meno rispetto ai brand noti, con una qualità spesso comparabile); Gruppi di Acquisto Solidale (GAS): acquistare direttamente dai produttori o tramite GAS permette di risparmiare fino al 50% su carne, latticini, vino e verdura; conservazione corretta (congelare gli alimenti e conservarli in modo appropriato evita sprechi e allunga la durata dei prodotti); cottura efficiente (utilizzare pentole a pressione, forni a basso consumo e cucinare in quantità per più pasti riduce i costi energetici); utilizzare app per il confronto prezzi (strumenti come “TrovaPrezzi” o “Idealo” aiutano a trovare i prezzi più bassi online e nei negozi fisici); cashback e carte fedeltà (programmi come “PayBack” o “Carta Più” permettono di accumulare punti e ottenere sconti su future spese).

Per quanto riguarda la gestione del portafoglio in tempi di inflazione, vorremmo invece abbandonare le banalità che l’intelligenza artificiale ci dispensa e tornare ai consueti editoriali di questo sito, ma lo faremo la prossima volta.

 

 

[1] La scala mobile consisteva in un adeguamento automatico dei salari all’inflazione statisticamente rilevata nel periodo precedente. Tale strumento venne utilizzato in Italia fino agli anni ottanta del XX, limitato nel 1984 per legge e successivamente confermato nel 1985 da un referendum abrogativo fallito, venne poi definitivamente abolito solo il 31 luglio del 1992.