Le idee sono tutelate?

IDEA

Altro aspetto decisivo è il grado di tutela che un determinato sistema garantisce a chi brevetta soluzioni tecnologiche innovative, o registra marchi per distinguere i propri prodotti sul mercato.

Non basta avere ottime idee e relative soluzioni tecnologiche, bisogna anche difenderle da chi, senza alcun merito, potrebbe appropriarsene per trarne profitto: come inventore del telefono è universalmente riconosciuto il fiorentino Antonio Meucci, che nel 1871 dimostrò il funzionamento del suo “telettrofono”, anche se sembra che il primato spetti al valdostano Innocenzo Manzetti, che sei anni prima fece conoscere alla comunità scientifica il suo “télégraphe parlant”. Chi però riuscì a sfruttare commercialmente l’invenzione fu Mr. Alexander Graham Bell, ingegnere, scienziato e inventore nato a Edimburgo ma naturalizzato americano. Meucci infatti depositò solo un brevetto provvisorio rinnovato fino al 1873 e, non disponendo dei 200 dollari necessari per il brevetto definitivo, dovette accontentarsi della gloria. Risultato: le bollette telefoniche vennero riscosse dalla Bell (ancora oggi importante società americana delle telecomunicazioni) anziché dalla Meucci Spa.

La normativa deve essere ben conosciuta ed interpretata, il grado di tutela non deve essere affidato al caso. Altrimenti può succedere come nel caso del cubo di Rubik, per il quale venne correttamente depositato il marchio (e infatti nessuno può vendere qualcosa che si chiami in quel modo) ma la tutela non copriva il procedimento alla base del gioco (per cui chiunque può vendere oggetti che svolgano la medesima funzione, purché con marchio diverso).

Altro esempio, sul versante filantropico, fu quello di Albert Bruce Sabin, scienziato polacco naturalizzato USA, che ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere personalmente quando venne a Siena invitato dalla Sclavo (al tempo una delle più importanti aziende farmaceutiche italiane, oggi acquisita da Glaxo) ad un convegno. Sabin non volle brevettare il suo vaccino contro la poliomielite, rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, e facendo sì che il  prezzo contenuto di tale farmaco garantisse una più vasta diffusione della cura. “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo”.

Non avendo la vocazione filantropica di Sabin, l’homo oeconomicus medio dovrà cercare di tutelare le proprie opere di ingegno.

Una prima serie di tutele per la segretezza deve essere predisposta all’interno dell’azienda, attraverso una serie di accorgimenti e dotazioni che impediscano ai terzi non autorizzati di accedere ai software, ai documenti, ai database aziendali. La parte più importante dipende però dal sistema delle tutele legali vigenti nell’ordinamento.

Il patrimonio aziendale comprende certamente, oltre alle dotazioni fisiche (capitale,macchinari, merci, ecc.) anche i due elementi più importanti: il capitale umano e il capitale delle idee. Delle risorse umane torneremo a parlare presto, ed é del tutto evidente la loro rilevanza, mentre il capitale delle idee comprende tutti i beni immateriali senza i quali l’attività produttiva non può esistere. Si tratta del know-how, delle invenzioni, dei processi produttivi, del complesso delle relazioni, delle informazioni, dei marchi, del design e, in generale, di tutto quello che se venisse sottratto all’azienda procurerebbe un danno ingente alla sua attività.

Così come giustamente si adottano tutti gli accorgimenti per evitare intrusioni nell’ambiente fisico (sorveglianza, antifurti, accessi limitati, ecc.), nello stesso modo é indispensabile difendere il capitale delle idee. In primo luogo il sistema informativo e i tutti i database aziendali devono essere inaccessibili e immodificabili da parte di chi non è autorizzato, dotandosi di sistemi firewall o similari.

Chi pensasse di avviare una start-up senza pensare ai sistemi informativi e alle dotazioni informatiche, partirebbe subito col piede sbagliato.

Fondamentale é anche il grado di tutela per le opere di ingegno che l’ordinamento in cui si opera fornisce. In Europa abbiamo legislazioni nazionali armonizzate ad una normativa europea sicuramente avanzata ed efficiente (European Patent Convention – EPC), per cui possiamo ritenere che una volta depositata la domanda di brevetto, l’attività entro il territorio dell’Unione Europea sia sufficientemente tutelata, oltre tutto ad un costo per depositare il relativo brevetto abbastanza  contenuto, dell’ordine di 40.000 Euro per singolo brevetto in relazione ai più importanti mercati in Europa (Francia, UK, Germania, Italia).

Naturalmente i costi aumentano quando si voglia estendere il brevetto ad altri mercati, in primo luogo a quelli nord americani ed asiatici. Conviene però, come anche il caso di Meucci che abbiamo visto all’inizio ci insegna, fare uno sforzo per garantirsi il massimo della copertura, anche se inizialmente non si pensa (o magari si spera) di poter vendere anche oltreoceano. La globalizzazione ha infatti avvicinato molto i mercati e soprattutto nei rapporti via Internet può capitare di avere controparti con sedi anche molto lontane (ad esempio mi sono molto sorpreso quando le statistiche hanno rilevato lettori di questo blog anche dal Sudafrica e dalla Cina).

Nonostante questo, è noto che un certo margine di rischio esiste comunque, sia perché c’è sempre purtroppo la possibilità di una sottrazione fraudolenta di opere di ingegno (basti pensare alle contraffazioni dei marchi di moda) sia perché in molti paesi la normativa è molto labile, e difficilmente attivabile da parte di soggetti esteri.

Anche in questo caso, chi pensa di dar vita ad una start-up per lavorare su una idea, invenzione o anche una creazione di design (caso classico l’industria del fashion), deve necessariamente tutelare la proprietà intellettuale:

  • attrezzandosi per difendere i propri processi o segreti industriali da possibili intrusioni e casi di spionaggio da parte di concorrenti senza scrupoli: ciò significa in primo luogo dotarsi di efficienti sistemi anti-intrusione nei software e nelle comunicazioni, ma anche vigilare su comportamenti illeciti
  • depositando i relativi brevetti in modo da essere coperti almeno in quei mercati in cui si pensa di poter operare: l’attuale sistema consente infatti di brevettare in diversi paesi, a costi tanto maggiori quanto più estesa è l’area geografica di protezione
  • Conviene ricordare che nel campo dei brevetti e/o marchi, il “fai da te” non è assolutamente consigliabile, per cui si consiglia di affidarsi a consulenti in proprietà industriale che potranno consigliare al meglio l’inventore
Annunci

2 pensieri su “Le idee sono tutelate?

  1. Ciao Marco, ciao tutti
    vi segnalo il sito istituzionale dell’UIBM dove si possono trovare informazioni in merito alla tutela di marchi e brevetti
    http://www.uibm.gov.it
    Fino a qualche tempo fa c’erano anche incentivi alle PMI finalizzati all’innovazione. È possibile inoltre consultare le banche dati per effettuare ricerche su marchi, invenzioni, brevetti, ecc…

    Mi piace

    • Grazie Silvia, la tua indicazione è preziosa. Se possiamo dare qualche buon consiglio ai lettori ne sono molto contento.
      Approfitto per sollecitare chiunque abbia interesse sugli argomenti trattati a scrivere: nei limiti del possibile risponderò (sul sito se si tratta di questioni di interesse generale, altrimenti privatamente)

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...