Il portafoglio delle famiglie: obiettivi e propensioni

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Foto in evidenza: credit Massimo Nucci © Fotogafo in Siena 2016

 


 

Abbiamo cominciato a vedere quali sono le basi per costruire un buon portafoglio di famiglia: in primo luogo il concetto di “rischio sostenibile” e quello di “riserva di liquidità”. Proseguiamo con altre semplici ma basilari considerazioni, ricordando sempre che non esiste un portafoglio perfetto o ottimale, buono per tutti in tutte le stagioni, ma che dobbiamo trovare la combinazione più adatta alla nostra situazione, allo stile di vita, alle aspettative e ai sogni.

 

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UN VESTITO SU MISURA

Un po’ come scegliere un vestito, o andare dal sarto per farselo cucire (per quei fortunati che se lo possono permettere). Dobbiamo avere chiaro a cosa serve il vestito: estate, inverno, mezza stagione (ammesso e non concesso che esista ancora …); cerimonia, lavoro, occasione particolare. Inoltre lo faremo in base ai gusti personali: colore, tipo di stoffa, forma.

Lo stesso per il portafoglio: quali obiettivi di investimento abbiamo? E quali sono le nostre propensioni?

Della propensione al rischio ho parlato nel precedente articolo, ma occorre dire anche della preferenza per la liquidità, della percezione del rischio emittente, del profilo di scadenza. Ci ritorniamo dopo.

 

ARRIVA L’EREDITA’

Preliminare è “fotografare” il nostro obiettivo di investimento. Facciamo due esempi limite.

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Laura e Francesco sono una giovane coppia di trent’anni, sposata da poco, vivono in affitto, lavorano entrambi e non hanno un patrimonio né possono contare sui genitori in caso di bisogno. Laura è architetto brillante, lavora in proprio, ha un reddito da lavoro autonomo di 15.000 € lorde all’anno (media degli ultimi tre anni). Francesco è operaio e guadagna 20.000 €, sempre lorde all’anno. Il loro sogno è comprare una casa, inoltre vorrebbero almeno un figlio, meglio se due.

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Lucio è cinquantenne single, dirigente “esodato”, quindi senza stipendio né pensione, con buon patrimonio costituito dalla casa di proprietà e una polizza vita di 100.000 € che scade fra 10 anni. Il suo sogno è mantenere il suo livello di vita, anche se ora non può più permetterselo.

Per entrambi arriva una bella notizia: un’eredità in contanti di 100.000 €. Non è la cifra che consente di realizzare i loro sogni, ma certamente – se ben impiegata – può aiutare notevolmente. Che obiettivi di investimento avranno i nostri eroi?

Nel primo caso gli obiettivi saranno:

  • Incremento del reddito disponibile corrente che consenta maggiori risorse per potersi permettere un figlio;
  • Aumento della sicurezza di reddito per la variabilità del lavoro autonomo;
  • formazione di un capitale, nell’arco di una decina d’anni, che costituisca la base per l’acquisto della casa.

Nel secondo caso:

  • Disponibilità di reddito aggiuntivo fino alla scadenza della polizza;
  • Elevato grado di liquidità per poter smobilizzare l’investimento in caso di bisogno (spesa imprevista).

 

E’ naturale che, avendo obiettivi diversi, il portafoglio ottimale nei due casi dovrà essere diverso. Laura e Francesco potrebbero, ad esempio, investire metà della somma in una polizza vita o un CTZ (certificato del tesoro zero coupon, ovvero senza cedola) a scadenza dieci anni e il resto in un titolo ad alto rendimento (high yield) anche con scadenza protratta ma cedola alta. Lucio potrebbe invece costruire un portafoglio con titoli quotati a cedola elevata e scadenze scaglionate.

Nell’ambito della macro-categoria di titoli individuata, la scelta nello specifico dipenderà poi dagli elementi soggettivi che abbiamo indicato: se la propensione al rischio è alta, potremmo scegliere anche un sub-investment grade (ovvero un titolo più rischioso), un perpetual (a scadenza molto lunga), un’emissione di paese emergente, un fondo azionario. Se invece si è prudenti, una polizza vita garantita (almeno nel rimborso del capitale), un bond governativo o un’emissione di soggetto ad alto rating. Nel primo caso avremo molto probabilmente un reddito maggiore e cedola più alta, nel secondo una maggior sicurezza del rimborso del capitale e del pagamento degli interessi.

La preferenza per la liquidità dipende ancora dagli obiettivi, ma anche dall’inclinazione individuale: nel primo caso potremmo permetterci anche titoli meno facilmente liquidabili ma più redditizi, nel secondo dovremmo comunque scegliere titoli quotati e largamente trattati.

La scadenza del titolo, nel caso di uno strumento con ampio mercato, può essere ritenuta secondaria perché non sarà difficile in ogni caso venderlo e ottenere i contanti. Il problema sarà piuttosto il prezzo di vendita: se vendiamo quando i tassi salgono probabilmente avremo una perdita, e viceversa nel caso di tassi in calo, quindi con scadenze lunghe ci esponiamo al rischio tasso.

Il rischio emittente è invece quello che il soggetto che ha emesso il titolo vada in default, come è successo con i tango bonds o con i subordinati delle banche in crisi: in questo caso il suo valore tenderà rapidamente a zero e sarà comunque molto difficile vendere.

 

DECLINARE GLI OBIETTIVI

Il primo esercizio da fare, quando dobbiamo costruire (o adattare) un portafoglio, è dunque quello di esplicitare gli obiettivi di investimento. Dovremmo indicarne almeno tre e metterli in ordine di importanza. Meglio se sono di più, meglio ancora se sono indicati in modo specifico.

E’ ovvio che tutti vorremmo avere :

tanti soldi  –  subito  – senza rischio

Ma dobbiamo scegliere: capitale a scadenza o cedola alta? Durata dell’investimento pochi mesi, un anno, cinque anni o dieci anni? Rischio zero o investment grade (rating almeno BBB) o anche più rischiosi?

Questo è dunque l’ABC dell’investimento razionale, che è focalizzato sul soggetto (la famiglia) più che sull’oggetto (le varie forme di impiego). Manca ancora un passaggio fondamentale prima di avventurarsi sul mercato: l’asset allocation strategica, di cui parleremo nel prossimo articolo.

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