Uno su mille


Non sarà proprio uno su mille, come cantava Gianni Morandi nel 1985 , ma certamente scegliere il titolo da comprare nell’ambito di una asset class ben identificata significa individuare la migliore opzione fra le molte disponibili.

Fra tutte le operazioni che deve compiere un risparmiatore, la scelta del singolo titolo è sicuramente quella che richiede al massimo grado il supporto di un consulente esperto. La prima regola dell’investitore è infatti che i soldi si fanno comprando bene.

Per rendere il nostro discorso più concreto, torniamo all’esempio di Lucio, del quale avevamo visto il percorso di investimento. Il nostro compito – avendo esaurito tutte le fasi precedenti – è ora di:

 

  • Acquistare 10.000 € di titoli di stato a breve;
  • Acquistare 25.000 € obbligazioni a tasso fisso con scadenza inferiore a tre anni;
  • Investire 25.000 € in azioni;

 

Se non si ha tempo o voglia o fiducia per ricorrere ad un consulente, si può sottoscrivere una quota di fondo o un ETF che replichino l’andamento del settore.

 

LE QUOTE DI FONDI COMUNI

 

Nel primo caso (quota di fondo) possiamo acquistare appunto una quota (fino alla concorrenza dell’importo che vogliamo investire) di un fondo comune di investimento specializzato in quel particolare tipo di titoli. Ad esempio, nel nostro caso potremmo acquistare rispettivamente quote pari a un controvalore di: 10.000 € di un fondo monetario; 25.000 € di un fondo obbligazionario a medio termine; 25.000 € di un fondo azionario.

Basta aprire un giornale nelle pagine economiche per vedere quanti sono i fondi quotati (ovvero negoziati e trattati in mercati regolamentati come ad esempio la borsa) anche solo di queste tre categorie. Orientarsi non è facile, ma possiamo indicare alcune regole di buon senso.

Comprare strumenti di investimento collettivo, come appunto le quote di fondi, significa affidare a gestori esperti (o almeno presunti tali) le risorse che abbiamo deciso di investire nello specifico comparto in cui il fondo opera. Costoro – in possesso, di competenze, strumenti ed informazioni che il singolo risparmiatore non potrà mai avere a disposizione, e soprattutto avendo in gestione somme consistenti – potranno svolgere questa attività nel modo migliore, allo stesso tempo differenziando opportunamente il rischio.

La loro professionalità e correttezza di gestione dovrebbe essere vigilata dalle autorità preposte  e garantita dalla trasparenza: purtroppo non sempre questo porta ai risultati sperati. Si pensi al “caso Madoff”, forse il più eclatante esempio di truffa collettiva in questo settore.

bernardmadoff

In genere però si tratta di gestori effettivamente esperti e competenti, che in cambio della loro attività addebitano al sottoscrittore commissioni a diverso titolo: di sottoscrizione (un “gettone di ingresso iniziale”), di gestione (in proporzione all’entità della quota sottoscritta), di performance (in proporzione ai risultati raggiunti).

Queste ultime sono le uniche spese che si dovrebbero pagare volentieri, perché quanto più alte sono, tanto maggiore si ritiene che sia il rendimento dell’investimento. In realtà la performance viene misurata in confronto ai cosiddetti benchmark settoriali, ovvero a indici che misurano l’andamento medio del reddito in quel settore. Ciò significa che se in quel settore, in un certo periodo, tutti i gestori hanno perso, ci troveremo nella spiacevole condizione di dover pagare commissioni e perdere sull’investimento. In periodi di bassi tassi come questo, tale eventualità è meno rara di quel che si creda.

Quello che dovrebbe essere oggettivo, e facilmente individuabile, è il cosiddetto track record di ogni singolo gestore o fondo, ovvero la serie dei rendimenti realizzati in passato da quel gestore o da quel particolare prodotto. Questo non vale ovviamente per i fondi di recente costituzione, che non hanno un passato da cui attingere: in quel caso andranno valutate le competenze e i risultati pregressi dei singoli gestori, informazioni che ormai le varie Società di Gestione del Risparmio (il soggetto responsab ile delle operazioni del fondo) rendono disponibili sui propri siti web.

Allora la scelta dovremmo farla considerando congiuntamente i risultati passati e le commissioni applicate; ovvio scegliere chi ha migliori performance rispetto ai benchmarks (nel presupposto, che non sempre si verifica, che chi è stato bravo in passato lo sia anche in futuro) e chi addebita commissioni più contenute.

 

GLI ETF (Exchange Traded Funds)

L’altro strumento che consente di investire in una certa asset class (tecnicamente si dice “prendere esposizione” in quella asset class) in modo “impersonale”, ovvero senza dover entrare nella valutazione e scelta dei singoli titoli è l’ETF.

Una buona descrizione dello strumento è quella di Wikipedia, alla quale rimando chi volesse saperne di più : https://it.wikipedia.org/wiki/Exchange-traded_fund.

Così come i fondi, ai quali sono assimilati per molti aspetti, gli ETF sono strumenti di “gestione passiva”, ovvero, replicano l’andamento di un indice o un paniere in mod automatico. Sono quindi adatti a chi vuole investire in una determinata categoria ma non vuole entrare nelle problematiche specifiche dei singoli titoli. Rispetto ai fondi hanno però la caratteristica di essere sempre quotati e valorizzati, per cui volendo disinvestire non si deve attendere la procedura di liquidazione del fondo, ma basta passare l’ordine in borsa: sono quindi più liquidi. Inoltre sono meno cari, perché non richiedono l’intervento del gestore ma si muovono in modo automatico.

D’altra parte sono un prodotto complesso, non facile da capire nei meccanismi di funzionamento e di costruzione: non mi sentirei di raccomandarlo a investitori non particolarmente esperti o non assistiti da consulenti.

 

Nel prossimo articolo parleremo invece della “gestione attiva”, ovvero della scelta ragionata sui diversi titoli di un asset class. Con questo avremo terminato questa serie di contributi dedicati alla costruzione di un portafoglio da parte di un risparmiatore privato o famiglia. Restano ancora da vedere molti altri aspetti rilevanti, in particolare tutta l’asset allocation tattica, ma è un tema che riprendere in seguito, per dare spazio ai nostri altri argomenti di interesse del blog: la gestione aziendale, le start-up, il non-profit

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