Gestire una fondazione grant-making

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Come abbiamo visto nel precedente articolo, la finanza di una fondazione operativa non è molto diversa, nella sostanza, da quella di un’azienda di produzione: essa deve assicurare la “benzina” necessaria a far partire e far marciare la macchina del progetto.

Per una fondazione erogativa, la cui attività si sostanzia in gestione del patrimonio, valutazione dei progetti, erogazione dei finanziamenti, le funzioni strategiche sono invece:

  • Definizione dell’asset allocation strategica, di quella tattica[1] e monitoraggio degli investimenti in modo da ottenere il maggior flusso di reddito per un dato livello di rischio;
  • Valutazione dei progetti ricevuti sia attraverso l’emissione di bandi (call for application) che con modalità diverse, in modo da garantire trasparenza delle decisioni ed efficacia nella ripartizione delle risorse fra i diversi progetti;
  • Controllo sia del rischio sul portafoglio (risk management) che sull’esecuzione dei progetti finanziati e sui risultati da questi raggiunti

 

Da questo discende che le professionalità specifiche di cui la fondazione si dovrà avvalere saranno essenzialmente quelle di gestione degli aspetti finanziari e di valutazione dei progetti e che i modelli organizzativi dovranno presentare comunque una divisione finanziaria/amministrativa, una struttura di risk management[2], una funzione di valutazione dei progetti e una di controllo operativo.

La fondazione riceve progetti da finanziare, in genere sulla base di un bando (call per application), una volta definito l’ammontare di risorse disponibili per l’attività erogativa in un determinato periodo, sulla base di redditi già conseguiti ed accertati.

Questo aspetto è decisivo: si devono erogare sempre risorse “a consuntivo” e mai “a preventivo”: il rischio è di erogare patrimonio anziché reddito. Dunque la sequenza corretta è:

gestione del patrimonio –> conseguimento del reddito –> definizione dell’importo erogabile –> scelta dei progetti da finanziare –> erogazione

Naturalmente la strategia sta a monte di questo processo, e la sua sequenza è:

identificazione dei bisogni –> definizione dei target di erogazione sulla base del patrimonio disponibile –> scelta dell’asset allocation sulla base del profilo di rischio –> gestione tattica del patrimonio

In tutto questo processo, centrale è la corretta definizione del rischio – rendimento. Infatti porsi un obiettivo di rischio troppo alto può far incorrere in perdite che possono ridurre il patrimonio, ma un obiettivo troppo basso può essere subottimale, generando redditi troppo bassi e obbligando così la fondazione a una minore attività istituzionale per l’interesse comune.

 

A ben vedere, si tratta della stessa problematica che si pone all’investitore privato, quando si trova a definire la propria asset allocation con le modalità che abbiamo visto in dettaglio.

Anche le successive fasi della gestione (asset allocation tattica, monitoraggio) assumono importanza e rilievo.

In particolare, dovrà essere costantemente verificato lo scostamento della performance (risultato effettivo della gestione) rispetto al benchmark (obiettivo di rendimento). Disallineamenti ripetuti e persistenti mettono ovviamente in crisi la strategia della fondazione e non sono accettabili, anche se non dovrebbero pregiudicare la sopravvivenza dell’ente, salvo distruzioni di patrimonio non recuperabili.

Questo é il motivo per cui, in un ente come la fondazione, non si può parlare di “appetito per il rischio”, anzi perdite patrimoniali andrebbero escluse o drasticamente limitate  in via quasi automatica, con strumenti tipo stop-loss che danno luogo a vendite immediate qualora un determinato asset scenda sotto un certo valore.

Analogamente sono da osservare tutti gli accorgimenti di normale prudenza, fra i quali la diversificazione del rischio, in termini di limitazione di concentrazione (per titoli, settori, paesi, valute, ecc.) e soprattutto l’indebitamento, tendenzialmente da evitare ove non ci siano flussi stabili in entrata.

 

 


[1] “..nella gestione dei portafogli finanziari, si distingue una asset allocation strategica da una asset allocation tattica. La prima é la combinazione delle classi di investimento (immobili, azioni, obbligazioni, valute, liquidità, derivati) che meglio consente di realizzare l’obiettivo a medio-lungo termine, il quale si esprime in termini di redditività e rischio. La seconda é quella che consente di muoversi rapidamente sul mercato in modo da sfruttare al massimo le opportunità del momento” (dall’articolo “Strategia, tattica e la lezione di Sun Tzu” pubblicato in questo blog il  12/7/2016 (https://wordpress.com/post/marcoparlangeli.com/164)

 

[2] La gestione del rischio (risk management) è il processo mediante il quale si misura o si stima il rischio e successivamente si sviluppano delle strategie per governarlo

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