Il Capitale Sociale: relazioni e fiducia decisive per il successo

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Proseguiamo la quadrilogia del capitale passando alla seconda delle sue configurazioni: il capitale sociale.

Intanto una premessa di metodo: non ci riferiamo in questa sede al concetto giuridico-societario di patrimonio aziendale conferito dai soci di un’azienda quale corrispettivo delle azioni sottoscritte.

 

In questa quadrilogia non ci occuperemo di aspetti di natura economico aziendale, che peraltro abbiamo per lo più esaurito nel precedente articolo. Il punto di vista sarà piuttosto quello sociologico e comportamentale, anche se finalizzato a indagare i comportamenti economici dell’uomo e della donna, o per meglio dire a cercare di capire come il complesso delle risorse materiali, immateriali, finanziarie, psicologiche, relazionali influenza l’attivitá dell’ “homo oeconomicus”.

 

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Il quadro risulterà chiaro al termine della serie. Occupiamoci ora della dimensione sociale, ovvero del contesto in cui vive ed agisce l’uomo, che del resto Aristotele aveva definito “animale sociale”.

Da questo punto di vista, si può definire il capitale sociale come il complesso degli aspetti della vita sociale, quali le relazioni, i network di conoscenza, le norme, la reciproca fiducia, la considerazione, che consentono ai membri di una comunità di agire insieme nel modo più efficace per il raggiungimento degli obiettivi condivisi.

Questa la definizione che ne ha dato Putnam[1], anche se il termine apparve per la prima volta negli anni ’20 del secolo scorso, per poi essere rielaborato e portato a sistema solo negli anni ’70 e ’80.

 

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Nei termini sopra esposti, il concetto di capitale sociale ha una forte connotazione politica, tanto che è stato poi sviluppato anche come “capitale civico”[2].

 

In questo caso, più che le relazioni diventa rilevante la fiducia interpersonale, quando consente di portare a termine transazioni, ovvero rapporti economici, pur in ambienti in qualche modo squilibrati, per quelle che gli anglossassoni chiamano asimmetrie informative. Come dire che un gruppo sociale, grazie alla fiducia e alle relazioni esistenti fra i suoi membri, riesce a realizzare obiettivi comuni nonostante le imperfezioni del contesto socio-economico

 

Comunque sia, anche in questo caso – come per il capitale economico – quello che conta non è tanto il possesso teorico di determinati asset, quanto il loro utilizzo per finalità produttive.

 

La sequenza del concetto di capitale era infatti :

ACCUMULAZIONE ®  VALORE ® PRODUZIONE ® DISPONIBILITA’

 

Come si vede bene, tutti elementi ben presenti nel capitale sociale come lo abbiamo sopra descritto.

Il meno immediato è quello di valore o misurabilità, ma la teoria ha elaborato nel tempo diversi sistemi basati su una molteplicità di indicatori, tra i quali, accanto ai dati oggettivi, trovano posto anche misure soggettive di soddisfazione personale.[3]

Senza entrare nel dettaglio, basti sottolineare che anche il complesso delle relazioni e tutto quello che ci lega all’ambiente in cui viviamo e lavoriamo rappresenta una vera e propria ricchezza.

Due esempi possono aiutarci a capire l’entità e la portata del capitale sociale e il suo ruolo nel sistema economico di oggi.

Una delle cose a cui un’azienda di successo tiene maggiormente e di cui è più gelosa, giustamente, è il database dei clienti. Una volta era una semplice lista con nomi, cognomi, indirizzo e numeri di telefono, e già questo aveva un grande valore: basti pensare a cosa avrebbe potuto fare un concorrente che fosse entrato in possesso dell’”elenco clienti”.

Oggi rappresenta una vera e propria miniera di informazioni, che consente di conoscere abitudini, gusti, stili di vita, capacità di spesa e di fare cross selling, ovvero vendere altri prodotti agli stessi clienti, come pure di ricercare agevolmente altri potenziali clienti semplicemente attivando chiavi di ricerca mirate. Giganti come Amazon hanno fondato il loro successo proprio sulla conoscenza di chi entra in contatto con loro e trasferisce informazioni.

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Un altro esempio che può aiutarci a capire l’importanza del concetto è la reputazione o la fiducia di cui si gode in un determinato ambiente. Chi desidera avviare un’attività commerciale, ad esempio un bar, in una città, è intuitivamente molto avvantaggiato se è ben conosciuto e stimato sulla piazza, ed avrà molte più probabilità di successo – a parità di business – rispetto a chi arrivi da estraneo per la prima volta.

E d’altra parte, circoli sociali e sodalizi vari hanno sempre aiutato chi vuole inserirsi in un determinato mercato: classico esempio il direttore di banca appena arrivato in città che prende contatto con i circoli Rotary o i golf club del posto. Tanto che una volta, e forse ancora oggi, erano le stesse banche a farsi carico delle quote annuali di iscrizione a queste realtà.

Nel mondo iperconnesso in cui viviamo e lavoriamo, il network, la rete di relazioni, è una componente decisiva di valore. Anche il numero di amicizie di cui si dispone su Facebook, o il numero di contatti sul blog rappresentano elementi decisivi di successo per una qualunque attività economica.

Per questo, accanto al capitale tecnico, anche il capitale sociale è un fattore su cui investire risorse ed energie.

 


[1] R. Putnam “Making democracy work: civic traditions in modern Italy”, 1993

[2] G. Tabellini, 2010, L. Guiso, 2011 ed altri;

[3] D. La Valle “Capitale sociale e indicatori del benessere” in Quaderni di sociologia  n. 32, 2003

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