LA TRUFFA DEL MARE E ALTRE TRUFFE

Il blog torna dopo la pausa pasquale, e questa volta vorrei partire da una notazione personale, per affrontare però un argomento molto importante di interesse generale, al quale – come i miei lettori ben sanno – tengo in modo particolare, ovvero l’educazione finanziaria.

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Sabato 7 aprile, insieme all’editore Roberto Campanelli e con la valida regia dell’amico Alessandro Lorenzini, abbiamo presentato a Siena il mio primo libro “La truffa del mare”. E’ stata una bella serata, piacevole e secondo me interessante (ma la mia è un’opinione largamente di parte), che mi ha dato l’opportunità di rivedere tanti amici e conoscenti in un clima cordiale e costruttivo. Un clima che ho ritrovato con piacere dopo sette anni di assenza dalla scena pubblica.

Scontato il ringraziamento, sentito e non formale, a tutti gli intervenuti, in modo particolare a chi ha comprato il mio libro.

Grazie anche ad Alessandro, col quale avevo avuto modo di collaborare per la trasmissione radiofonica “Finanza facile” e che secondo me merita ampiamente un posto di primo piano nella stampa cittadina, e non solo in ambito sportivo.

Soprattutto grazie all’editore Roberto Campanelli che, con stile e grande passione, ha condiviso il progetto del libro, investendoci tempo, energie e risorse e ne ha tratto un volume elegante e raffinato.

Il racconto prende spunto da un fatto realmente accaduto, una vicenda che ha visto raggirato un gran numero di risparmiatori, fra i quali anche molte persone di cultura e buon livello di istruzione e competenza. Una vicenda in cui la realtà ha superato di gran lunga, come spesso accade, la fantasia, e che nei suoi tratti fondamentali i lettori del libro si troveranno a ripercorrere.

Lo spunto offerto dal libro è quello di mettere in guardia dalle mode del momento e dai fenomeni che possono trasformarsi in bolle finanziarie. Elemento comune ad entrambi i casi è la circostanza che il valore degli strumenti finanziari acquistati si allontana in modo sensibile dal loro valore economico intrinseco.

 

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E’ vero che determinare tale valore non è facile, soprattutto quando gli strumenti sono complessi, quali i derivati. C’è innanzitutto un problema di informazione sui dati aziendali, che non sempre sono esaurienti e comprensibili, neanche in caso di società quotate. Basti pensare al caso “Parmalat” oppure ai recenti scandali bancari per rendersi conto che spesso i bilanci espongono situazioni lontane anni luce dalla realtà.

Si apre a questo punto un altro fronte di debolezza per la tutela dei risparmiatori, sul quale dovremo tornare nei prossimi interventi del blog: il ruolo e l’affidabilità delle autorità di vigilanza e tutela del mercato, e delle società di certificazione dei bilanci.

Non è giusto né corretto fare di ogni erba un fascio, ma è difficile dare un giudizio positivo dell’operato di queste istituzioni quando emergono con chiarezza – e solo a posteriori – bilanci falsi, poste taroccate, insussistenze di patrimonio, crediti fortemente e irrimediabilmente deteriorati. Del resto, a questa conclusione è giunta anche la commissione parlamentare appositamente istituita con la presidenza di Pierferdinando Casini.

Ci troviamo davanti ad apparati burocratici giganteschi, con funzionari iperpagati e costi enormi per la collettività che, nonostante gli ampi poteri di intervento di cui dispongono, non sono mai riusciti ad impedire fenomeni di truffa ai danni dei risparmiatori. Andate a spiegare a chi è rimasto impigliato nelle obbligazioni subordinate di banche praticamente fallite o nei titoli spazzatura che le varie Consob, Banca d’Italia, eccetera svolgono una funzione di utile tutela del risparmio…

Oltre alle truffe vere e proprie, per le quali le problematiche sono di natura penale e criminale più che strettamente economica, esistono però, come si diceva sopra, i casi di “mode finanziarie” e le bolle speculative, oltre che i “cigni neri” (1) di cui abbiamo più volte parlato in questo blog.

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A parte il “cigno nero”, contro le mode finanziarie e le bolle speculative un ruolo importante può giocare proprio l’educazione finanziaria e il rispetto di alcune regole di buon senso, che vanno sempre tenute presenti da chi si trova a valutare investimenti dei propri risparmi.

La moda finanziaria si verifica quando uno strumento di investimento si trova a riscuotere un gran successo sul mercato, con molti investitori che lo sottoscrivono senza conoscerne le caratteristiche, ma per una sorta di emulazione di amici e conoscenti che lo consigliano e ne testimoniano la convenienza, inducendo i risparmiatori a non volersi far sfuggire un’occasione di profitto “sicuro”. E’ a grandi linee la vicenda narrata nel mio libro “La truffa del mare”

La bolla finanziaria si verifica quando, analogamente al caso precedente, forti acquisti si concentrano su un determinato titolo o strumento, facendone crescere il prezzo di mercato ben oltre il valore reale. Più il prezzo cresce e più il “parco buoi” (come veniva definita la massa degli investitori dagli habitué di borsa) corre a comprare, gonfiando, da qui il termine bolla, il corso del titolo.

 

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In entrambi i casi, il risveglio del risparmiatore sarà sicuramente brusco e doloroso, e non gli verrà lasciato il tempo di uscire dall’investimento perché “non si può cercare di afferrare per la lama un coltello che cade”.

Nel prossimo articolo riproporremo alcune semplici regole di prudenza e buon senso che garantiscono al risparmiatore di incorrere in brutte sorprese.

 

(1)

L’espressione è stata resa popolare dall’omonimo saggio di Taleb Nassim del 2007 ed indica un evento isolato e inaspettato che ha un impatto enorme e che solo a posteriori può essere spiegato e reso prevedibile, ossia un evento a bassissima probabilità e ad altissimo potenziale di danno.

 

Per chi volesse ordinare il libro:

ROBERTO CAMPANELLI EDITORE:   rcampanellieditore@katamail.com

http://bit.ly/2sMWQYb

https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/marco-parlangeli/truffa-mare/9788889992081

 

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Un pensiero su “LA TRUFFA DEL MARE E ALTRE TRUFFE

  1. E ciò che ho sempre pensato : il problema è che però l ultimo soggetto della catena e che ci mette la faccia è il semplice impiegato che deve sopportare le arrabbiature della clientela o perfino le battutine di cattivo gusto! Non secondario è il danno di immagine dal quale ormai non si esce più , la stampa che non dà tregua, la fatica psicologica di alzarsi la mattina per recarsi in ufficio e non vedere luci in fondo al tunnel.
    Una volta lavorare in banca era un vanto, adesso è una vergogna! E chi paga poi? L impiegato e il cliente, mai coloro che hanno manipolato, ingannato in piena connivenza con chi doveva controllare

    Mi piace

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