Il futuro del nostro Paese

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Nella nostra ultima mini-serie abbiamo parlato del futuro del lavoro al tempo di Internet e abbiamo visto come la tecnologia, insieme ai cambiamenti socio-economici, ha cambiato qualità e quantità, ma soprattutto il concetto stesso del lavoro.

Proviamo ora ad allargare lo sguardo all’economia del nostro Paese nel suo complesso, per cercare di capire che direzione sta prendendo e che tipo di futuro dobbiamo aspettarci per la prossima generazione. Naturalmente, secondo l’impostazione di questo blog, esamineremo la questione soprattutto dal punto di vista economico, ma non rinunceremo ad accennare anche ad altri aspetti rilevanti.

L’Italia dei nostri nonni era un paese povero e sostanzialmente agricolo; l’Italia dei nostri genitori era un paese che stava uscendo dalla povertà post-bellica e si stava attrezzando per diventare industriale; l’Italia nella quale siamo cresciuti (e in cui ancora siamo) è diventata un paese ricco e industrializzato, fra i primi 7/8 paesi del mondo.

La domanda adesso è: come sarà allora l’Italia di domani? Azzardiamo: ancora ricco – anche se con ampie e diffuse sacche di povertà – ma non più prevalentemente manifatturiero. Sarà un paese il cui sviluppo dovrà ruotare intorno all’agricoltura e al turismo. Una sorta di ciclo che torna alle origini, nei corsi e ricorsi della storia economica.

agricoltura

 

Se questo è vero, la generazione dei nostri figli dovrà quindi attrezzarsi per trarre profitto dalle ricchezze del nostro patrimonio: terra fertile e arte millenaria, con tutto quello che può discenderne, e quindi enogastronomia, ristorazione e ospitalità di alto livello e, per estensione, formazione professionale e istruzione superiore.

La manifattura, invece, avrà probabilmente un futuro più problematico: siamo tradizionalmente un paese povero di materie prime, che generalmente vengono importate e in cui il costo del lavoro è relativamente alto. Il nostro punto di forza è quello della creatività, del design, del “bello”. La produzione verrà concentrata e delocalizzata in zone del mondo in cui ci sono materie prime e lavoro ampiamente disponibili e a basso costo: da noi resterà la fase dell’ideazione, della progettazione, della gestione commerciale e finanziaria. E’ questo, del resto, il canone di quanto è scritto su ogni iPhone: designed in California, assembled in China.

Dunque siamo pronti per questo “ritorno alle radici”? I nostri ragazzi si stanno preparando per un futuro meno industriale? E’ quello che cercheremo di scoprire nella serie che prende avvio con questo articolo. Anche in questo caso azzardiamo: sono molto più pronti di quello che crediamo, come dimostrano le molte iniziative che si vedono in giro per il Paese.

Iniziative legate al turismo, alla ristorazione di qualità, all’agricoltura a chilometro zero sono molto più frequenti e diffuse di quanto si possa credere, in modo particolare nell’Italia del Sud, dove la carenza pressoché totale di posti di lavoro tradizionali ha stimolato la creatività e l’inventiva soprattutto dei giovani. In città fino a pochi anni fa simbolo di degrado e abbandono, come Napoli e Palermo, si assiste oggi al ritorno di ragazzi che erano andati altrove a cercare lavoro ed alla ferma volontà manifestata dagli stessi di restare ed anzi sviluppare nuove attività.

I modelli di successo quali Eataly di Oscar Farinetti o Grom per i gelati hanno fatto da battistrada per la nascita di start-up e iniziative quasi sempre legate al territorio e alle eccellenze presenti.

 

Si prenda ad esempio la centralissima Via Maqueda a Palermo: negli ultimi anni sono sorti – in fondi e locali per lungo tempo abbandonati e trascurati – nuove attività commerciali legate alle eccellenze del territorio e non solo all’abbigliamento made in USA omogeneo, alla telefonia, al fast food o alla chincaglieria asiatica.

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Oppure, ancora a Palermo, le ristrutturazioni con finalità ricettiva quali hotel, bed and breakfast, resort e residence in cui capita di soggiornare in location ricche di storia e suggestioni, ma belle come una rivista di arredamento e design: ad esempio il vecchio teatro Bellini, all’ombra della Martorana in una delle piazze più belle del mondo.

Sempre in Sicilia, in posti ancora alla periferia del mondo, sono nati e sopravvivono progetti come il “Farm Cultural Park” di Favara, in provincia di Agrigento, del quale ci occuperemo in uno degli articoli della serie.

O ancora in Toscana, dove un’azienda vitivinicola che sembrava avviata ad un lento e dignitoso declino si è trasformata, nelle sapienti e infaticabili mani dell’enologo Niccolò Simonelli, in un’eccellenza qualitativa dove sperimentazione e rispetto delle radici hanno portato ad un prodotto di nicchia esportato in tutto il mondo.

O ancora a Grosseto, con l’offerta da parte di Carlo Sarti di una ristorazione di vera eccellenza con radici nella tradizione e nella ricerca di nuove armonie gustative che consentano di far conoscere le migliori proposte enologiche in circolazione.

Crescere, migliorare, imparare, diffondere, ricercare, studiare, ma anche vendere e fare profitto, organizzare in modo razionale, gestire con efficienza. Queste le direttrici per l’Italia del futuro.

Sarà un viaggio nelle eccellenze, nelle storie di successo, ma anche nelle proposte, nelle sfide, nelle idee. Ci sarà da divertirsi e, come sempre, anche da imparare.

 

Buona lettura, dunque!

 

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