Pasqua di Passione, di Resurrezione, di Passaggio

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Per una volta cambiamo la tradizione del blog, pubblicando l’articolo settimanale con qualche giorno di anticipo: anziché il martedi, come ormai consuetudine da quattro anni, scegliamo di pubblicarlo alla vigilia di questo week end, un tempo grande festa religiosa e gioioso momento di vacanza.

Il motivo, oltre all’occasione per rivolgere ai lettori il più sincero augurio e  un ringraziamento per l’attenzione con la quale ci seguono sempre più numerosi, apparirà chiaro dopo la lettura di queste righe.

La Pasqua arriva quest’anno in un momento tragico ed è destinata in un certo senso a fare da spartiacque (Pasqua di passaggio) fra una prima fase di reazione immediata alla pandemia e una seconda fase di graduale ritorno alla vita “normale”. Cerchiamo allora di fare il punto e un primo bilancio del ciclo che si chiude e di immaginare cosa può aspettarci per il prossimo futuro.

Nell’articolo che pubblicammo il 24 marzo 2020, all’indomani dell’inizio della virulenza (Pasqua di passione)

( https://marcoparlangeli.com/2020/03/24/il-mondo-reale-e-quello-finanziario-dopo-il-virus/ )

Formulammo in quella sede una serie di previsioni che si sono puntualmente verificate, inclusa una prima approssimativa ipotesi sulla diminuzione del PIL confermata, molto più autorevolmente, dal centro studi di Confindustria. Il punto centrale era capire quanto sarebbe durata l’emergenza: ora sappiamo che nell’arco di un mese, in Italia, verrà avviata la seconda fase di ritorno a una normalità sostenibile e coerente con le esigenze di sicurezza ancora incombenti.

Sono state bloccate, in questo primo mese, praticamente tutte le attività economiche, ad eccezione dei servizi pubblici essenziali, della filiera alimentare e del comparto biomedico e sanitario (ma solo per quanto necessario a fronteggiare il virus). Interi settori sono paralizzati: turismo, manifattura, servizi, trasporti e le libertà costituzionali drasticamente compresse. Non è possibile muoversi al di fuori delle abitazioni, riunirsi, praticare riti religiosi; è stata solo assicurata la sopravvivenza cercando di evitare la diffusione della pandemia. Dopo la Cina, dove il Covid19 ha avuto origine, l’Italia è stato uno dei primi paesi ad essere investiti ed è oggi il primo ad avere imboccato il tunnel di uscita, lungo ed ancora pericoloso ma statisticamente definito. Gli altri paesi (in primo luogo Spagna, Regno Unito e USA) sono proprio in questi giorni nell’occhio del ciclone e possono utilizzare l’esperienza che abbiamo fatto noi.

L’Europa, dopo una prima fase di resistenza, ha messo in atto gli strumenti di cui dispone (fra i quali non sono compresi i cosiddetti “coronabond”) e ha mobilitato consistenti risorse finanziarie per fronteggiare la crisi.

I mercati da parte loro – in modo autonomo e decorrelato – che all’inizio parevano non risentire della situazione, si sono svegliati all’improvviso e in meno di una settimana sono stati travolti da un crollo violentisimo, che ha più che dimezzato il valore delle attività finanziarie e le capitalizzazioni di tutte le borse mondiali. C’è da dire che in parte questi valori erano stati gonfiati da un prolungato periodo di crescita favorito dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali e questo ha reso ancora più forte il tonfo.

Poi c’è stato un rimbalzo importante, con parziale recupero di molti comparti, anche in questo caso causato dalle iniezioni di liquidità in dosi massicce, a fronte di una situazione economica in piena stagnazione. E’ come se i marcati finanziari si fossero mossi in modo indipendente dall’economia reale e godessero di vita autonoma.

Per questo il nostro timore è che arrivi a breve una seconda, violenta, ondata di ribassi a partire dagli Stati Uniti quando inizieranno a essere diffusi i dati del primo trimestre. Naturalmente ci auguriamo di sbagliare, ma riteniamo che i mercati finanziari non possano restare a lungo totalmente estranei e decorrelati rispetto al sistema produttivo. Consumi e investimenti, a parte quelli necessari a fronteggiare l’emergenza, sono completamente bloccati e non è dato sapere quando potrà esserci, e con che intensità, una reale ripresa. Molte aziende non saranno in grado, se non pesantemente sostenute dal settore pubblico, di riprendere l’attività; lavoratori autonomi e professionisti dovranno contare sui risparmi accumulati in precedenza; il gettito fiscale è destinato a ridursi drasticamente, come pure in sofferenza andranno i portafogli crediti delle banche.

E’ pensabile che in questa situazione i mercati possano quanto meno mantenersi al livello attuale o non è più plausibile attendersi invece un nuovo, pesante, crollo? Per questo abbiamo ritenuto di consigliare agli investitori di tenersi il più possibile liquidi, approfittando della temporanea ripresa che – come previsto – si è verificata all’indomani del primo crollo.

E infine l’Europa. Molti hanno sparato a zero sull’Unione imputandole una scarsa propensione ad aiutare gli Stati in difficoltà, spinta dal rigorismo degli stati del nord, in particolare Germania e Olanda. Torneremo più diffusamente in argomento in un prossimo articolo, quando sarannno chiare le decisioni dell’Eurogruppo e la capacità delle risorse messe in campo dall’Europa di fronteggiare la crisi.

E’ però di tutta evidenza che di fronte a un disastro del genere nessun paese, tanto meno l’Italia, strutturalmente debole e indebitata, può pensare di farcela da solo. Volenti o nolenti, la resurrezione dovrà passare da lì.

 

 

 

 

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