Valorizzare il capitale umano femminile nell’era digitale: le 10 regole della donna

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Continuiamo a occuparci di donne, e ad ascoltare la loro voce.

Ancora Chiara Falletti ci accompagna in questo viaggio, completando la riflessione che aveva avviato tre settimane fa, con l’articolo pubblicato il 21 marzo.

Avevamo visto in particolare i problemi di accesso delle donne ai lavori ad elevata tecnologia da parte delle donne, a partire dal sistema scolastico, e lo spreco di risorse che comporta il rinunciare alle loro prerogative costringendole ad essere “infiltrate” e a fare come gli uomini per avere successo.

Neanche l’economia digitale, che pure può offrire occasioni importanti per migliorare la qualità della vita, pare cogliere questa opportunità, non tanto e non solo per le donne quanto per tutta la società.

Con l’articolo di oggi, passiamo alla fase “operativa”: Chiara cerca di fornire alle donne un decalogo, dieci semplici (ma non tanto) regole da leggere ogni giorno, perché loro per prime comincino la costruzione di una società più equa.

 

La prossima settimana cercheremo di fornire un decalogo per gli uomini, con lo stesso obiettivo.

Buona lettura!


 

Per iniziare vi vorrei raccontare una storia che è quella di tante donne; anche se molte non lo sanno.

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C’era una volta una ragazza, ormai donna che, per farsi rispettare dalle altrui invasioni, fuggì in un’altra città, lontano da tutti. Ma non servì a nulla perché si portava dietro il fagotto, dentro e fuori, come un’aura dalla quale non riusciva a smarcarsi.

Bussò a varie porte, dove c’era scritto con altre parole che qualcuno può aiutarti. Porte tutte chiuse, percorsi lunghi, tortuosi, burocratici, tra avvocati, dottori e impostori.

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Finché s’imbatté in una porta aperta: ‘il centro antiviolenza’ che si occupava anche delle donne maltrattate. Il titolo non le sembrava consono perché non pensava di aver subito delle violenze, quanto piuttosto controversie, incomprensioni, litigate; anzi a dirla tutta pensava fosse colpa sua, del suo carattere, della sua ingenuità, del suo essere mai cresciuta del tutto, nonostante figli, lavoro, famiglia, cani, casa. Ma cosa le mancava per crescere, lei proprio non lo sapeva. Eppure la pietra dentro lo stomaco rimaneva, sempre. La sensazione che qualcuno le rubasse la propria vita, anche.

Aprendo la porta trovò due donne che si presentarono come operatrici qualificate, una delle quali avvocato. Attraverso il primo colloquio esplicativo sulla sua situazione personale, capì di rientrare nella ‘categoria’ di donna maltrattata.

Negli altri colloqui che seguirono vuotò il sacco e, a poco a poco, si sentì più leggera ma soprattutto più determinata e capì che in effetti  aveva proprio subito reali e pesanti violenze psichiche e non solo.

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Le due donne le consegnarono un decalogo per riconoscere queste forme di violenza e fermarle subito, isolarle, cacciarle lontano dalla sua vita. Per attuare veramente tutto ciò, avrebbe dovuto leggere quotidianamente queste 10 regole, altrimenti la sua vita sarebbe ricominciata come prima.

Leggere tutti i giorni delle cose che vorremmo cambiare ci aiuta a rafforzarci nell’intento, a riconoscere le violenze ‘subdole’, a non provare sensi di colpa, ma ad affermare noi stesse allontanando abitudini di assuefazione alle sopraffazioni psicologiche, in modo tale da permetterci di cercare la nostra felicità e poterla perseguire con dignità.

Non dimentichiamoci che dalla presunzione, che a qualcuno potrà sembrare egoistica, di volerci bene per prime, deriverà una felicità condivisa che ricadrà a pioggia su tutti i nostri cari.

 

IL DECALOGO

  1. RESTIAMO NOI STESSE, OSSIA DONNE, QUALSIASI COSA SUCCEDA. TANTO SE A POCO A POCO DIVENTIAMO COME GLI UOMINI, POI STAREMO PEGGIO.
  1. NON VERGOGNAMOCI DEI NOSTRI SENTIMENTI POSSIBILISTI, ELASTICI E AMOREVOLI VERSO LE DIVERSITA’; NON VERGOGNAMOCI DI PROVARE EMPATIA, CONDIVISIONE, ACCOGLIENZA PERCHE’ QUESTE SONO QUALITA’, NON COSE BRUTTE O DA PERSONA DEBOLE.
  1. NON VIVIAMO LA GRAVIDANZA COME UN’OSTACOLO ALLA CARRIERA O ALLA FIDUCIA CONQUISTATA CON DEDIZIONE E DISPONIBILITA’. LA GRAVIDANZA E’ UNA SCELTA ASSOLUTAMENTE PERSONALE CHE NON DEVE INTERFERIRE CON IL LAVORO, ED ANZI CI AIUTERA’ A LAVORARE MEGLIO.
  1. NEL MONDO, DEL LAVORO E NON, LE QUALITA’ DI CUI AL PUNTO 2 E 3 DEVONO ESSERE UN PLUS NON UN MINUS. SE COSI’ FOSSE NON SAREMMO DELLE ‘INFILTRATE’, MA SEMPLICEMENTE DELLE PERSONE NEL POSTO GIUSTO.
  1. CONTINUIAMO A PIACERCI, NON PERDIAMO LA NOSTRA SENSUALITA’, LA NOSTRA DOLCEZZA, PER SENTIRCI ACCETTATE O ACCETTABILI. PER LAVORARE O FARE CARRIERA SUL POSTO DI LAVORO LE DONNE NON DEVONO DIVENTARE UOMINI MA RIMANERE SE STESSE. DONNE. SEMPRE. A QUALSIASI CONDIZIONE. ALTRIMENTI E’ COME UN RINNEGARE LA PROPRIA CONDIZIONE DI GENERE. PERCHE’ NON V’E’ NESSUNA CONDIZIONE SE NON IL FATTO CHE SIAMO DI GENERI DIVERSI. (“Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” –scritta dall’eroina e drammaturga che visse durante la rivoluzione francese – Olympia de Gouges nel 1791, il cui punto di partenza era il ‘semplice’ principio in virtù del quale “la donna nasce libera e resta uguale all’uomo nei suoi diritti”, primo trattato in cui si dichiarava l’uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna. I suoi scritti femministi e abolizionisti ebbero grande risonanza. Fu ghigliottinata nel 1793 “perché si era dimenticata le virtù che convengono al suo sesso”.)
  1. IL GENERE FEMMINILE PORTA CON SE UNA INTRINSECA SENSIBILITA’ CHE E’ UN VALORE AGGIUNTO, ANCHE NEL MONDO DEL LAVORO. SE FIN’ORA QUESTO PATRIMONIO NON E’ STATO SCOPERTO, ABBIAMO UNA BUONA OCCASIONE PER FARLO. ADESSO. SUBITO.
  1. QUANDO PER ESPRIMERE UN’IDEA/LAVORO/STUDIO/ETC. DOBBIAMO FARLO SFODERANDO LE UNGHIE PER ESSERE ASCOLTATE E APPREZZATE, ABBIAMO GIA’ SPRECATO MOLTE PIU’ ENERGIE DI QUELLE CHE AVREBBE DOVUTO FARE IL COLLEGA ACCANTO A NOI. TIRIAMO FUORI LE NOSTRE BELLISSIME ARMI E RISPARMIAMO LE ENERGIE. AGLI STESSI RISULTATI DOBBIAMO ARRIVARCI IMPIEGANDO LE MEDESIME ENERGIE DELL’ALTRO GENERE. ALTRIMENTI SAREMO ANCORA DELLE ‘INFILTRATE’. E SOPRATTUTTO, SE CI SUCCEDE PROPRIO COSI’, NON SCORAGGIAMOCI, NON PENSIAMO DI ESSERE INFERIORI O DI NON AVERE BUONE IDEE O DI NON SAPER AFFRONTARE LE SITUAZIONI. ANDIAMO BENE COSI’. IL PROBLEMA NON SIAMO NOI: E’ IL NOSTRO INTERLOCUTORE, CHE VUOL METTERCI IN DIFFICOLTA’
  1. CERCHIAMO DI RICONOSCERE SUBITO LE DISUGUAGLIANZE DI TRATTAMENTO, PERCHE’ SE NON LO FACCIAMO, QUESTE SI RAFFORZERANNO NEL TEMPO. RICONOSCERLE E’ DIFFICILE; NEL NOSTRO MONDO SONO VERAMENTE MOLTO SUBDOLE. E CI CASCHEREMO FACILMENTE…PERCHE’ SIAMO IL ‘SESSO DEBOLE’ O COMUNQUE CE L’HANNO FATTO CREDERE SIN DA SUBITO. I COMPORTAMENTI PARTICOLARI VERSO UNA DONNA SONO SEMPRE ACCETTATI DI BUON GRADO, ANCHE DA NOI. SAPETE PERCHE’ SIAMO IL SESSO DEBOLE? PERCHE’ CE L’HANNO FATTO CREDERE. E’ UN’IPNOSI PREPOTENTE. MEGLIO EVITARLA. QUELLO CHE L’ALTRO CI FA CREDERE E’ GIA’ VERO.
  2. BUONA REGOLA E’ L’ASCOLTO, L’ACCOMPAGNAMENTO, L’ACCOGLIENZA FRA DONNE CHE AIUTA COME SOSTEGNO E CORROBORAZIONE DELLA PRESA DI COSCIENZA. PARLARE FRA DONNE, CREARE UNA VERA E PROPRIA CATENA DI INFORMAZIONI AIUTA AD ISOLARE I CASI DI DISUGUAGLIANZA O VIOLENZA. LA METODOLOGIA DELL’ACCOGLIENZA, TIPICAMENTE FEMMINILE, E’ FONDATA SULLA RELAZIONE FRA DONNE E BASATA SUL RIMANDO POSITIVO DEL PROPRIO SESSO O GENERE. SULLA BASE DI TALE RELAZIONE OGNI DONNA ACCOLTA E ASCOLTATA DA ALTRE DONNE HA L’OPPORTUNITA’ DI INTRAPRENDERE UN PERCORSO DI AUTONOMIA, CONSAPEVOLEZZA, EMPOWERMENT.
  3. LEGGERE TUTTE LE MATTINE QUESTO DECALOGO NON E’ STUPIDO. CI AIUTERA’ A RICONOSCERE LE DISUGUAGLIANZE (‘COMPORTAMENTI PARTICOLARI’) CHE SUBDOLAMENTE CI ABBINDOLANO AFFASCIANANDOCI E, SOPRATTUTTO, AD AFFRONTARLE FACENDO CAPIRE PRIMA DI TUTTO A NOI STESSE E POI AGLI ALTRI CHE NON TROVERANNO DEL MORBIDO E CHE NON CI ADEGUEREMO

CHIARA FALLETTI

foto tessera bella

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2 pensieri su “Valorizzare il capitale umano femminile nell’era digitale: le 10 regole della donna

  1. Purtroppo le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro, pubblico e privato, sono ancora una realtà con cui le donne italiane, e non solo le donne, devono fare quotidianamente i conti.
    Il decalogo proposto da Chiara fornisce regole utilissime per ritrovare l’equilibrio psichico e la consapevolezza di sé in momenti particolarmente difficili, ma che purtroppo non cambiano la situazione lavorativa. La sua esperienza negativa con “porte tutte chiuse, percorsi lunghi, tortuosi, burocratici, tra avvocati, dottori e impostori” non deve farci desistere dal denunciare lo stato di arretratezza col quale ancora dobbiamo fare i conti.
    Per fortuna, anche in questo ambito, l’Europa ci dà una mano, e la giurisprudenza italiana in tema di discriminazioni e di mobbing è in costante evoluzione.
    C’è la possibilità, per esempio, di far valere i propri diritti rivolgendosi agli organismi di parità pubblici costituiti in tutte le Regioni, gli Enti di area vasta e le Città metropolitane dove, ai sensi dell’art. 12 del Decreto Legislativo 11 aprile 2006 n. 198 “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”, sono nominati, con decreto ministeriale, una Consigliera o un Consigliere di Parità.
    Alla Consigliera/al Consigliere di Parità possono rivolgersi tutte le lavoratrici ed i lavoratori che riscontrino o subiscano situazioni discriminatorie quali la preferenza per persona di un altro sesso al momento dell’assunzione, a parità di tutte le altre condizioni, ostacoli nella conciliazione degli impegni lavoro/famiglia, trasferimenti, licenziamenti o demansionamenti al ritorno dal congedo per maternità, cambio contratto all’annuncio della gravidanza, richiesta esplicita o implicita di test di gravidanza al momento dell’assunzione, rifiuto o limitazione dei congedi per malattia dei figli o dei congedi genitoriali (per mamme e per papà), limitazioni o impedimenti alla progressione di carriera, diversa remunerazione a parità di prestazioni, molestie anche a sfondo sessuale, mobbing.
    Dopo l’analisi preliminare del caso, accertata l’effettiva necessità di intervento, la Consigliera o il Consigliere di Parità può intervenire in diversi modi: può attivare una procedura informale e cercare di mediare tra il lavoratore e l’azienda, convocando quest’ultima per un incontro, al fine di trovare un accordo, oppure può avviare una procedura legale, in genere quando la via della conciliazione è fallita, ed inizia un’azione in giudizio che per l’assistita/o è completamente gratuita.
    Se la discriminazione ha carattere collettivo (riguarda cioè accordi aziendali, procedure concorsuali, prassi e comportamenti sistematicamente adottati sul luogo di lavoro), l’azione è di competenza esclusiva della Consigliera o del Consigliere di Parità regionale.
    Al di là del supporto giuridico/normativo, credo sia importante il principio che, parafrasando il titolo di un celebre romanzo, “nessuno si salva da solo”. Chi subisce discriminazioni e/o molestie e/o violenze psicologiche sul luogo di lavoro deve parlarne e deve farsi aiutare all’interno del posto di lavoro stesso, se possibile, o all’esterno, senza imbarazzo e senza sensi di colpa.
    Le persone che si devono vergognare non sono mai le vittime.

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    • Grazie Silvia, lascio la risposta a Chiara FALLETTI:

      Tutto vero quello che Silvia dice.
      Il primo problema è uscire dal nostro incubo e capire che siamo ‘vittime’ e questo non è proprio così facile. Il secondo problema é imboccare la strada giusta per farsi aiutare. Su internet c’è un vero bailamme e spesso già al monitor la vittima si scoraggia e rinuncia.
      Il terzo problema é che – siccome non tutte le situazioni sono al limite di denuncia (in questo caso è doveroso e senz’altro consigliabile un aiuto istituzionale o di associazionismo, che aiuterà la vittima a farsi giustizia in un percorso istituzionale) – non si può sempre pensare di ricorrere a enti; l’ente interviene per cercare di transare sui dei rapporti di fiducia venuti meno, ma poi il reinserimento della vittima sul lavoro o nella società viene seguito? La vittima è tutelata? O tutto poi ricomincia daccapo? Inserirsi nella cucitura di questi rapporti è veramente un ‘operazione difficile. Per questo caldeggio un un programma di ascolto e accompagnamento fra donne (punto 9) per enucleare il problema e rafforzarsi in autonomia.

      É importante comunque far crescere una coscienza profonda delle funzioni e potenzialità di questi organismi senza che vi siano timori da parte della vittima a rivolgervisi, ma soprattutto che tutto ciò faccia già parte della cultura dei nostri figli (siano essi uomini o donne), cultura che dovrebbe entrare nelle famiglie, nelle scuole di qualsiasi grado e capillarmente raggiungere gli anfratti sociali e far partire tutti, proprio tutti, da quel semplice principio di Olympia de Gouges, per il quale “la donna nasce libera e resta uguale all’uomo nei suoi diritti”.

      La dimensione associativa è importante affinché il problema possa essere affrontato e gestito non a livello individuale ma in chiave sociale, collettiva, in modo che tutte le donne non si sentano isolate ma, insieme, siano più forti e consapevoli.
      Altrettanto importante è però evitare che la politica, nella sua accezione di realtà partitica e di raccolta di consensi e voti, entri in questi organismi e in queste istituzioni, per appropriarsi delle loro giuste battaglie e strumentalizzarle.

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