Europa da abbattere, da abbandonare o da rinforzare?

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L’Europa non sta vivendo un momento di particolare popolarità, né dall’esterno, né dal suo interno.

Dall’esterno è ampiamente prevalente il coro di critiche e di attacchi politici a questa Unione e anche allo stesso concetto di Europa: basti pensare alle parole dure, se non sprezzanti, di Donald Trump e alla distanza di Putin, aggravata dai fatti di Maidan a Kiev, dove l’Unione Europea ha giocato, insieme agli Stati Uniti di Obama, un ruolo di disgregazione dello stato ucraino rendendolo da anni un focolaio e teatro di guerra civile.

Ma gli attacchi più insidiosi provengono, come sempre, dal fuoco amico: i peggiori nemici dell’Europa sono gli europei, o almeno alcuni europei.

Le formazioni continentali che fanno della lotta all’Unione la loro linea d’azione politica sembrano riscuotere un sempre maggiore successo. A parte la situazione nel Regno Unito, dove si sta consumando il processo di Brexit innescato dal folle referendum di Cameron (secondo me il peggior politico europeo degli ultimi 50 anni) e dove il Partito per l’Indipendenza dell’UK di Nigel Farage sta guadagnando consensi, in tutti gli stati in cui si terranno le elezioni politiche nel 2017 i partiti anti-europeisti sono dati in netta e preoccupante ascesa.

Si comincia in marzo con i Paesi Bassi, dove il Partito per la Libertà, xenofobo, anti-islamico e anti-europeista di Geert Wilders (già condannato per incitamento alla discriminazione razziale) è attualmente in testa nei sondaggi appaiato al partito liberale di centro-destra del premier Mark Rutte.

In Francia a fine aprile il Front National rischia seriamente di mandare la sua leader Marine Le Pen al ballottaggio per le elezioni presidenziali.

In autunno la Germania vedrà probabilmente per la prima volta entrare in Parlamento il partito euro-scettico di Frauke Petry, accreditato nei sondaggi di un 15%.

Per non parlare dell’Italia dove, elezioni politiche a parte previste nel 2018, ci sarà una rilevante tornata di amministrative in cui Lega Nord e Movimento 5 Stelle si apprestano a recitare un ruolo da protagonisti.

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Tutti quanti contro l’Europa, l’Euro e i migranti, come fossero facce di una stessa medaglia, e desiderosi di tornare all’autonomia nazionale e di chiudersi in uno splendido isolamento. Così come sembra propenso a fare il Donald Trump dell’America first, a cui più o meno tutti i movimenti anti europeisti guardano con ammirazione. Ma si tratta di situazioni ben diverse. Intanto gli Stati Uniti sono essi stessi una federazione di stati con tradizioni, cultura, livello economico e talvolta anche lingua molto diversi. E chiaramente nessuno che si sogni di lottare per la California o il Michigan o la Pennsylvania autonomi e senza dollaro. E poi l’America è già grande, non come l’Italia o l’Olanda o finanche la Germania. Nel mondo dei grandi blocchi, USA, Russia, Cina, India, se un ruolo può esserci, può giocarlo l’Unione Europea, non certo la Spagna o la Francia da sole.

Non si deve confondere la moneta unica, che è un aspetto importante ma prevalentemente finanziario, con il senso politico e culturale dell’Europa, l’area geografica che più a lungo nella storia ha goduto di pace e sviluppo.

Potersi muovere liberamente in Europa, condividere gli stessi principi e valori di democrazia, far circolare beni e servizi, capitali e persone senza restrizione è a mio avviso un risultato importante e irrinunciabile. Non credo che l’uomo sia fatto per vivere entro muri reali o virtuali; è dal confronto e dalla contaminazione che nascono le cose migliori.

Se tuttavia l’Europa non è da demolire, dopo gli anni, le fatiche e le risorse che ci sono volute a costruirla, non si può certo dire che quella di oggi, dal punto di vista politico, sia la migliore Europa possibile.

 

La mancanza di un’efficace politica estera comune e di una difesa che superi il confine nazionale e le forti disuguaglianze economiche, ma anche di welfare, sanità, istruzione e servizi pubblici indicano chiaramente che c’è ancora molta strada da fare, a prescindere dalle questioni finanziarie. E’ chiaro che tutto questo può essere migliorato solo sviluppando il concetto di solidarietà, fortemente contrastato dalle formazioni euro-scettiche ma anche da chi vuole gestire in senso puramente utilitaristico problemi epocali quali i flussi migratori, la disoccupazione giovanile, il terrorismo di matrice islamica. Se l’Europa è quella di Francia e Inghilterra che bombardano la Libia, o della Polonia che finanzia il colpo di stato in Ucraina, o della Germania che rifiuta un approccio condiviso agli sbarchi dei clandestini nel Mediterraneo, io credo che siamo totalmente fuori strada. Allora sì che sarebbe meglio nessuna Europa, rispetto a quella degli egoismi e del braccio di ferro.

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C’è invece da potenziare un grande spazio di crescita comune, di sviluppo economico e culturale, di movimento di uomini, donne e idee.

Se l’Europa venisse demolita, ne sarebbero danneggiati tutti i cittadini di oggi e le generazioni future; se qualche paese abbandonasse l’Unione i primi ad esserne danneggiati sarebbero proprio i cittadini di quel paese.

L’Europa è invece sicuramente da migliorare, rinforzare e rinsaldare. Se un corpo è malato, la soluzione non è di uccidere il paziente ma di guarirlo e renderlo più forte.

 

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4 pensieri su “Europa da abbattere, da abbandonare o da rinforzare?

  1. Condivido il tuo pensiero per l’Europa.Solo se saremo uniti riusciremo ad essere forti per lottare nel bene e nel male. Specialmente per i nostri giovani.

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    • Sono pessimista sugli esiti e breve termine. L’egoismo mittel Europeo ma anche dei paesi del nord Europa che ho avuto modo di testare con mano, ha forzatamente resuscitato dolori di pancia che parevano sopiti. Con un 40% di disoccupazione giovanile credo che se si dovesse malauguratamente andare alle urne anticipatamente, i giovani abbandonati a se stessi e le loro famiglie sfiduciate darebbero un segnale sicuramente anti europa.

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  2. Un bellissimo articolo.
    Ma chi crede alla necessità di portare avanti l’unione politica e monetaria e sviluppare istituzioni comuni forti dovrà ora trovare argomenti migliori per convincere un’opinione pubblica sempre più scettica e bombardata da messaggi allarmisti e fantasiosi.
    La sopravvivenza dell’euro non ammette incertezze da parte della nostra classe dirigente, sono d’accordo. O essa si assume la responsabilità di lavorare per completare il disegno istituzionale
    europeo, o si accoda a una leadership anti-europea, xenofoba e nazionalista.
    Il cammino dell’Unione Monetaria è stato ben più difficile e accidentato di quanto si sperava, ma il processo d’integrazione è comunque il frutto di una grande intuizione: consentire all’Europa di porsi all’altezza delle sfide economiche e politiche mondiali, diffondere un modello sociale virtuoso, fatto di
    solidarismo, concorrenza e regolazione. Un ruolo di questa grandezza per l’Europa è particolarmente urgente oggi, di fronte alla frammentazione del potere a livello mondiale.

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